UpGo.news EURO TELECOM – Puntata 14. Apocalisse nella telefonia mobile tra reti che saltano, arresti ed incidenti internazionali. Oggi varchiamo i confini italiani, con la nostra consueta rubrica, per raccontarvi i complessi intrecci che stanno tenendo banco nell’universo delle telco. Lo scontro Cina – USA si acuisce e come abbiamo già visto, rischia di portare a ripercussioni anche nella telefonia italiana. Ma prima di continuare a leggere questo articolo, vi chiediamo un like alla nostra Pagina Facebook

Euro Telecom Rubrica UpGo.news
Euro Telecom è la rubrica di UpGo.news dedicata alle news dagli altri Paesi Europei.

Momenti di grande panico nel Regno Unito dopo un blackout totale che ha mandato letteralmente in tilt tutti i dispositivi smartphone dell’operatore O2 a seguito di un problema tecnico avvenuto sulla rete Ericsson.

Ma il blackout in realtà non ha colpito solo il Regno Unito, ma anche il lontano e super tecnologico Giappone ha subito una brusco down con la disattivazione temporanea di tutte le connessioni in 3G e 4G dei clienti registrati a Softbank, una delle più importanti aziende telco del paese. A seguito della disattivazione del servizio, il valore delle azioni del gruppo è calato del 5%.

Secondo le ultime note emerse online, il problema in realtà sarebbe stato di respiro globale, e avrebbe coinvolto tutti i principali operatori legati alla rete fornita da Ericsson (Tesco, Sky Mobile, Giffgaff).

L’azienda ha chiarito la sua posizione in merito affermando che parte della colpa sia da imputare al malfunzionamento di un software scaduto. E dall’altra parte del pianeta, un concorrente, Huawei, ha visto l’arresto della sua direttrice finanziaria, Meng Wanzhou.

L’arresto mosso dagli Stati Uniti è sfociato in un vero e proprio caso diplomatico, e visto il timing del blackout, si specula di una possibile ritorsione cinese nei confronti dei sistemi di telecomunicazione dotati di tecnologia americana.

L’ARRESTO DI MENG WANZHOU

Qualche giorno fa gli Stati Uniti hanno emesso un mandato di arresto nei confronti di Meng Wanzhou, direttrice finanziaria di Huawei, con l’accusa di aver mentito alle banche sul ricorso a una filiale dell’azienda per avere accesso al mercato iraniano in violazione delle sanzioni internazionali. La donna adesso rischia 30 anni di detenzione negli Stati Uniti, e questo è scaturito in un gigantesco incidente diplomatico destinato ad alimentare una guerra tipo commerciale e tecnologica tra l’America e la Cina. I rapporti tra le due parti erano già incrinati da moltissimo tempo, e dopo il caso della Wanzhou come prigioniera (definito addirittura ostaggio da Pechino), la situazione è destinata a peggiorare.

L’ACCUSA DEGLI STATI UNITI A HUAWEI

L’arresto di Meng per frode bancaria è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Gli Stati Uniti hanno dichiarato infatti che l’azienda cinese era tenuta sotto stretta osservazione da ben cinque anni per potenziali attività di spionaggio.

Pechino dal canto suo non ha preso decisamente bene la cosa e si è subito mobilitata accusando il Canada e l’America di “violazione per i diritti umani” per l’arresto di Meng.

LA FRANCIA SI ALLEA CON LA CINA

L’arresto di Meng non ha lasciato indifferente l’Europa, con i paesi che attualmente stanno reagendo singolarmente a questa aspra guerra commerciale tra America e Cina. Da questo punto di vista destano alcune perplessità le considerazioni espresse dall’Unione Europea, considerando anche i fruttuosi investimenti della compagnia cinese nei singoli paesi EU.

Il Commissario al digitale, Andrus Ansip, ha espresso preoccupazione nei confronti del caso Huawei:

In realtà non sappiamo molto sul caso Huawei ma come persone normali dobbiamo essere preoccupati. Dobbiamo essere preoccupati perché la Cina ha fissato nuove regole in base a cui le loro imprese devono cooperare con la loro intelligence e io sono sempre stato contrario a backdoor obbligatorie.

Non si è fatta mancare ovviamente la risposta di Huawei, che si è detta molto delusa dalla reazione generale dell’Unione Europea:

Non è un buon segno quando le imprese devono aprire i loro sistemi ai servizi segreti.

 

Siamo aperti al dialogo con Ansip per chiarire queste incomprensioni e siamo parte della soluzione, non il problema. Nessun governo ci ha mai chiesto di costruire backdoor o interrompere le reti. La cybersicurezza è sempre stata la nostra priorità.

La Francia invece si è già dichiarata aperta ad accogliere gli investimenti di Huawei, prendendo un po’ le distanze dalla politica generale dell’UE. Il ministro dell’economia francese Bruno Le Maire, è stato abbastanza chiaro:

Gli investimenti di Huawei sono benvenuti. Huawei è una società che ha un posto importante in Francia, che ha investito in Francia e i cui investimenti sono i benvenuti

Tutto questo a patto che il governo francese stabilisca comunque dei limiti.

LA REAZIONE DELL’ITALIA

Non è mancata anche la reazione da parte dell’Italia, con il presidente del Copasir Adolfo Urso che ha invitato a seguire con cautela tutti gli attori presenti nella competizione globale.

Nella sua intervista al Sole 24 ore si legge:

Non è in corso alcun accertamento ad hoc sul caso del colosso cinese ma c’è attenzione generale sul tema.

Urso apre poi alla possibilità di formare una “Commissione d’inchiesta parlamentare sulle azioni di Paesi ed aziende straniere in Italia, volte ad acquisire il nostro patrimonio finanziario, tecnologico e industriale italiano. In gioco ci sono implicazioni economiche, ma anche di sicurezza, soprattutto in relazione a questioni strategiche come le reti di tlc“.

Apocalisse

LA CINA CONTRO L’AMERICA

Attraverso vari editoriali pubblicati dalle testate cinesi si evidenziano diverse teorie in merito alla corsa al 5G che vede in aperta competizione Stati Uniti e Cina.

Secondo il Global Times: “Washington ricorre a questo miserabile espediente per bloccare il progresso di Huawei sul mercato del 5G”; per il China Daily invece si tratterebbe di una semplice strategia geopolitica da parte degli Stati Uniti per contrastare il boom del marchio Huawei in tutto il mondo.

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