Terremoto in Tim: lascia l’Amministratore Delegato della compagnia. Ora l’esecutivo può spingere l’acceleratore sul progetto dello scorporo della rete, con la fusione con Open Fiber e la nascita di un unico grande gestore nazionale per la rete. Ecco i progetti del Governo per la rivoluzione digitale italiana.

Ministro Luigi Di Maio
Amos Genish sfiduciato dal CDA abbandona la guida di Tim. E Luigi Di Maio gongola. Il Ministro è tornato a parlare del progetto di una rete unica nazionale, frutto della fusione tra le infrastrutture di Tim e la rete di Open Fiber. La parte operativa con Cassa Depositi e Prestiti.

Di Maio ha parlato, e Genish è stato sfiduciato. In Tim poche ore fa è saltata la testa numero uno del gestore ex monopolista. Evento tutt’altro che sorprendente visto che da settimane si rincorrevano rumors su una sua possibile destituzione, fortemente voluta dal fondo americano, socio della compagnia, in netta contrapposizione contro l’altra parte tutta francese, Vivendi. Un’uscita di scena, che farà felici i membri del Governo Italiano. Poche ore fa, su La7, Luigi Di Maio era tornato a parlare di Tim e di rete unica.

Ospite del programma di Massimo Giletti, Non è l’Arena, il ministro Luigi Di Maio, membro dell’esecutivo con il dicastero competente in fatto di telecomunicazioni, aveva chiarito la posizione del Governo sulla faccenda Tim e rete unica.

Leggi anche: offertissime Tim oggi

Per il Governo Italiano è auspicabile la scelta di un unico grande gestore nazionale, wholesale, capace di fare grandi investimenti, su fibra e anche sul 5G. Un gestore all’ingrosso, diciamo così, che poi si occupi di fornire capacità di banda ai singoli operatori, comunque responsabili di offrire il servizio ai clienti finali, in regime di piena concorrenza. Per arrivare al grande gestore, con la rete Tim scorporata e poi fusa con OpenFiber, Di Maio ha chiarito che si sceglierà la strada del dialogo e che, di certo, non si tratterà di un esproprio forzoso o di una nazionalizzazione.

I francesi di Vivendi vogliono tenersi la rete italiana

Ma la rete tutta italiana in mano alla collettività, capace di innovare le infrastrutture del Paese non piace ai francesi di Vivendi che vogliono mantenerne il controllo. Lo scorporo societario potrebbe essere digerito da Vivendi ma a patto di avere in mano il 51% delle azioni della società. Insomma per Vivendi niente gestore in mano allo Stato e nessuna nazionalizzazione. La rete, è un patrimonio di Tim. Quindi i francesi proveranno la via di una separazione light: da una parte la rete, alla quale tutti i gestori possono far richiesta d’accesso, dall’altra l’operatore che commercializza i servizi. Due soggetti, un’unica proprietà.

E ovviamente, nell’investire nella rete e nel concedere l’accesso, un mare di conflitti d’interesse che non piacciono proprio al Governo in carica.

Un rebus per il Ministro Di Maio

Ora per Di Maio, senza Amos Genish la strada sarà più facile ma non certo in discesa. Gli ostacoli sono ancora molti e il braccio armato del Governo sarà con tutta probabilità Cassa Depositi e Prestiti. Da quella entità, dovrà nascere il nuovo super gestore unico nazionale. Ma prima c’ è il matrimonio da fare, tra la rete Tim e Open Fiber. Un percorso difficile. Ma indispensabile per lo sviluppo del Paese. Impossibile pensare di diluire gli investimenti su diversi progetti. L’Italia ha bisogno di nuove infrastrutture di rete. Al più presto.

Segui tutte le notizie su telecomunicazioni, telefonia e tv digitale qui su www.upgo.news. Se questo articolo su Tim e Luigi Di Maio ti ha interessato, seguici anche sulla nostra Pagina Facebook oppure iscriviti al nostro Canale Telegram.

Lascia un tuo commento

Please enter your comment!
Please enter your name here