Argomento molto dibattuto in questi giorni dagli amanti di Netflix: è ufficialmente nata una partnership tra la nostra emittente di Stato nazionale e il nostro sito di streaming preferito. Ma il Governo, in particolare il decreto Franceschini che c’entra? Andiamo con ordine.

Don Matteo su Netflix
Perché Don Matteo è su Netflix? Lo strano intreccio tra streaming, Governo e Rai.

Ad aprile del 2017, Antonio Campo Dall’Orto, Direttore Generale della RAI, ha sancito un accordo commerciale con Netflix: il fine era quello di portare ad una evoluzione produttiva e qualitativa la vecchia televisione di Stato.

Ad oggi finalmente si vedono i primi frutti: in primo luogo Suburra la prima serie nata dalla collaborazione Netflix e Rai. Ma seguono anche dei grandi classici che approdano sulla piattaforma di streaming, parliamo di serie quali: Don Matteo, L’Ispettore Coliandro e Non Uccidere. Quali sono però gli scopi di questa collaborazione?

Innanzitutto è una linea strategica commerciale rilevante. La RAI si assicura introiti per la fruizione delle proprie produzioni. Dall’altro lato il colosso dello streaming amplia il proprio catalogo, avvicinandosi ad un pubblico lontano da quello abituale. Chiunque può capire che la RAI si sta facendo concorrenza da sola: i prodotti dati a Netflix sono anche disponibili su Rai Play, che è per altro un servizio gratuito.

Allora che accade veramente? Ecco il secondo scopo della collaborazione: Suburra. Non la serie di per sé, ma quello che rappresenta. Pare proprio che la tv di stato per rilanciarsi, oltre agli introiti di cui abbiamo parlato, voglia usare l’onda di Netflix per creare nuovi contenuti, servendosi appunto della capacità di produzione del colosso dello streaming.

E il decreto Franceschini allora? Sta di fatto che il Ministro per la Cultura ha varato un decreto molto significativo: la riforma prevede infatti che le emittenti private trasmettano un film o una fiction italiana a settimana (per ogni loro canale), mentre per la RAI si tratterebbe di due a settimana. Questo decreto è stato voluto dal Ministro per aumentare gli investimenti in nuove produzione nazionali. In più per chi non rispetterà il bizzarro decreto legge, sono previste delle multe salatissime, da 100 mila a 5 milioni di euro, arrivando perfino al 3% del fatturato del broadcaster.

Arriva quindi una doccia fredda per Netflix, tv globale per eccellenza che dovrà attenersi a quanto deciso dallo Stato Italiano. La Commissione della UE, infatti, vorrebbe che venissero caricate una quota fissa minima di produzioni comunitarie all’interno del palinsesto e che ci sia anche una quota fissa di produzioni originali in collaborazione con i paesi comunitari. Il tutto fortunatamente entrerà in vigore dal 2020, quindi Netflix avrà il tempo di prepararsi con Rai per portare nuovi contenuti originali.

Speriamo che siano tutti del livello di Suburra quanto meno, e che per la fretta non vengano prodotte serie o pellicole di basso livello. Dopo tutto che vorrebbe vedere i cinepanettoni anche su Netflix? Notizie su Netflix.

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