Facebook è un social network che nel corso degli anni si è evoluto sempre di più ed è passato dall’essere uno strumento sociale per soli studenti ad una piattaforma preziosa e remunerativa in campo marketing. I video potrebbero avere un ruolo fondamentale per coloro che sfruttano gli strumenti adv del social e sul fronte dei video, Facebook ormai compete a pieno ritmo anche con il popolare YouTube.

Facebook pubblicità nei video
I video di Facebook saranno sempre più utilizzati come strumenti marketing. E noi utenti, dovremo sempre più abituarci a guardare pubblicità.

Pare che il social network inizierà a testare un formato di annunci che verrà posizionato nel bel mezzo dei video, in particolare appena 20 secondi dopo l’inizio della clip. Questa novità ovviamente non sarà destinata a coloro che vogliono pubblicare brevi video di natura strettamente personale (i quali dovrebbero rimanere liberi dall’ invasiva pubblicità) ma per gli editori che vogliono trarre vero profitto dai propri filmati.

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Facebook, infatti, sarebbe intenzionato a spartire i guadagni con gli editori premium in un modello di revenue sharing simile a quello proposto da YouTube, con il 55% delle entrate pubblicitarie, restituite al publisher.

Sebbene la società di Mark Zuckerberg non si sia espressa ufficialmente su questo argomento, sembra che la pubblicità in mezzo ai video sarà resa disponibile per gli editori a partire dalla metà del 2017.

Chiaramente questa novità apre delle prospettive completamente diverse per i video su Facebook dato che molte pagine non sfruttano questa potenzialità proprio perché allo stato attuale i video non generano reali profitti.

Inoltre, il posizionamento della pubblicità nel mezzo dei video, seppur invasivo, potrebbe incoraggiare un generale miglioramento della qualità delle clip che dovranno per forza di cose invogliare l’utente a rimanere collegato a attendere la necessaria (e poco simpatica) pausa spot di 20 secondi.

Sarà un anno quindi di grandi novità per i video di Facebook. Introduzioni che riguarderanno sia gli editori (più o meno professionali) che i semplici utenti che dovranno abituarsi a fruire di una timeline sempre più invasa da spazi pubblicitari.

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