Chi come noi ha la passione per i media, conosce bene Paolo Gentilioni. Perché in realtà, il ruolo di speranza nuova, lo ricoprì già dieci anni. Al tempo del secondo governo Prodi, quando fu Ministro delle Comunicazioni. E nonostante le tante promesse e una riforma rimasta nel cassetto, non toccò praticamente di una virgola la riforma Gasparri, voluta da Berlusconi e che garantiva affari d’ oro per il suo impero.

Paolo Gentiloni scheda
Paolo Gentiloni già provò a cambiare in meglio questo Paese. Ma sugli affari di Berlusconi, alla fine, non mise mano.

Fu Ministro delle Comunicazioni. Mica roba da poco. Tanto più allora. Era il dicastero chiave che avrebbe dovuto risolvere, con una maggioranza di centrosinistra, i danni delle leggi ad aziendam fatte da Berlusconi. In particolare, della Legge Gasparri, la norma in grado di annientare ogni possibilità di pluralismo editoriale nel nostro Paese e frutto di molteplici ammonimenti da parte dell’ UE.

Questo post per noi vuole essere solo un ricordo, magari un augurio per rilanciare seriamente, a chi già dieci anni fa fece perdere al nostro Paese una grande occasione e che oggi viene riproposto, come se nulla fosse, alla guida del Governo. Non entriamo nel merito delle scelte politiche dietro questa decisione. Ma ci preme ricordare che raramente, chi contribuisce al problema può diventarne la soluzione. E Gentiloni, spiace dirlo, fu parte integrante di una situazione che si andò incancrenendo. Quella della tv in mano, in pratica, ad un uomo solo. Al terzo polo schiacciato dalle frequenze occupate e ad una Europa7 alla quale fu negato il diritto a provare a fare impresa.

E Paolo Gentiloni come Ministro delle Comunicazioni, passò lieve, sugli affari abnormi dell’ impero Berlusconiano. Promise però molto, con una riforma, il DDL Gentiloni, non perfetta ma che avrebbe messo una pezza ad esempio, all’ assurdo SIC voluto da Gasparri. Una specie di indice fantasma della pubblicità in Italia che serviva semplicemente a mistificare il monopolio di Mediaset nell’ ambito della tv commerciale. Visto che Berlusconi risultava gestire una quota decisamente troppo ampia di spot pubblicitari, si scelse di allargare la torta, invece che ridurre la sua fetta.

Ripetiamo, la riforma che cambiò per sempre il nostro sistema televisivo fu firmata da Gasparri. Ma è doveroso dire che Gentiloni, nonostante il tempo congruo a disposizione, non incise in nessun modo nel cambio di direzione. Tanto che venne concesso allo stesso Berlusconi, di riformare di nuovo il settore con il decreto Romani del 2010.

Del resto, parliamo di una stagione politica e di un centrosinistra, dove importanti esponenti come Violante, usavano le assise parlamentari per tranquillizzare Berlusconi, come nel video ormai virale che potete trovare più in basso.

Insomma Gentiloni alle Comunicazioni aveva un compito solo. Anche semplice tutto sommato. Ridimensionare l’ occupazione di spazi, frequenze e risorse da parte di Mediaset. Una situazione ritenuta poco opportuna anche dalle autorità europee e da tutti i più importanti osservatori internazionali sulla libertà di stampa. E invece, semplicemente, non fece nulla. Passando, praticamente inosservato, nel ruolo di Ministro delle Comunicazioni.

Anzi, provò in realtà a riformare il web, con i blog che stavano esplodendo come strumenti verticali di comunicazione libera. Gentiloni propose di affogarli nella burocrazia, obbligandoli a registrazioni complesse. La proposta fu poi bocciata. Quindi anche qui nulla di fatto ma questa volta per fortuna.

Che dire. Possiamo solo sperare che non sia a Palazzo Chigi per perpetrare la politica del nulla cambia. Del nulla cambia mai.

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