Nei giorni scorsi, Benedetto Levi il CEO di Iliad, ha partecipato ad una discussione presso la Camera dei deputati in Parlamento, insieme con gli altri operatori telefonici a proposito degli investimenti che occorre fare in Italia a cominciare dalle installazioni di nuove antenne per implementare la copertura sul territorio nazionale.

Tutti contro antenne 5g
Se ci sono ancora persone che credono alla terra piatta, pensate cosa può succedere con le antenne 5G. Fanno male sì o no? Nel frattempo gli operatori chiedono di cambiare la normativa per avere più flessibilità.

Quello che preoccupa Levi e non solo, sono le attuali leggi che regolamentano la percentuale di emissioni elettromagnetiche e che in alcuni casi hanno portato al blocco di lavori per l’installazione di nuove torri in alcuni comuni italiani.

Parola d’ordine: ottimizzazione

È notizia però di questi giorni che Udine sta ricevendo una grossa mole di richieste per l’installazione di nuove torri anche se solo per LTE/4G. Al momento nulla che riguardi il futuro 5G e questo se da un lato fa ben sperare anche per altre città italiane (a Udine esiste un grosso comparto di impianti per la telefonia già ben piazzati) dall’altro sta riaprendo nuovamente la questione sulle emissioni elettromagnetiche e loro presunta pericolosità per la salute.

Per quanto riguarda Iliad, l’operatore con la partnership di Wind Tre e quella con INWIT e Cellnex, finora sta cercando di “sfruttare” infrastrutture già esistenti nel tentativo anzitutto di risparmiare sugli investimenti ma anche per ridurre al minimo l’impatto ambientale anche da un punto di vista estetico.

Proprio su questi due fattori e non solo a Udine, alcuni comuni italiani nei mesi scorsi hanno alzato un po’ la voce, anche se a farne le spese è stata soprattutto Iliad.

La questione resta apertissima e come ormai accade da anni ci si interroga se tutte queste installazioni che emettono radiazioni elettromagnetiche siano effettivamente dannose per la salute oltre che brutte da vedersi per il paesaggio.

Non possiamo sapere come andrà a finire ma il problema è che di certo la tecnologia allo stato attuale non può essere fermata, lo stadio è troppo avanzato, la saturazione dei dispositivi mobili è altissima. E nessuno può o vuole rinunciare al proprio smartphone o tablet, a guardarlo incessantemente ogni giorno, tantissime volte, per lavoro o per svago.

E poi ricordiamoci che siamo letteralmente circondati da onde elettromagnetiche di ogni tipo non solo dalle torri per la telefonia mobile ma anche da vari elettrodomestici che riempiono le nostre cose, il wifi di cui non possiamo ugualmente fare a meno.

Dal comune di Udine ma non solo, si è levata a gran voce la richiesta di ottimizzare il più possibile l’installazione di questi impianti: quindi cercare di far si che vi siano quanti più operatori possibili ad occupare uno stesso impianto.

5G nemico della salute?

Il problema però torna a presentarsi quando si cominceranno ad installare gli impianti per la copertura del 5G. Anche in questo caso è uno sviluppo inevitabile perché la posta in gioco è altissima. Eppure sono in tanti a chiedersi se valga davvero la pena se ad essere a rischio fosse davvero la salute dei cittadini. Il 5G fa male sì o no?

In molti comuni italiani si cerca sempre di salvaguardare il più possibile il territorio circostante, evitando quando possibile luoghi definiti sensibili come scuole, palestre e abitazioni (ma su quante abitazioni in Italia sono piazzate antenne?)

Nel frattempo l’Arpa, l’ente che si occupa dei campi elettromagnetici sta verificando laddove è necessario, che gli impianti di telefonia mobile rispettino quanto meno i limiti imposti dalla legge per le emissioni elettromagnetiche. Inoltre sono in corso verifiche, praticamente in ogni parte d’Italia, per la progettazione di nuovi impianti con misurazioni sul territorio.

Ad oggi i limiti sulle emissioni elettromagnetiche imposti dalla legge si basano sullo studio Icnirp datato 1999 ma probabilmente è arrivato il momento di aggiornare questo studio affiancandolo magari ad ulteriori analisi approfondite sulla vera o presunta pericolosità all’esposizione prolungata alle emissioni. Ma a quanto pare qualcosa si è già mosso da tempo in questa direzione.

A questo proposito preme ricordare come alcuni mesi fa, uno studio recente effettuato dall’ITU, l’organizzazione internazionale di Ginevra che si occupa di definire gli standard nelle telecomunicazioni e nell’utilizzo delle onde radio, abbia lanciato una specie di allarme proprio sui limiti imposti dalla legge. Nei Paesi dove la normativa è più rigida, tra cui proprio l’Italia, il rischio è che l’installazione di antenne 5G diventi di fatto impossibile, creando una perdita incalcolabile per l’economia nazionale.

Meno torri, con la conseguenza di minore sviluppo delle reti. E quindi operatori telecom impossibilati a lanciare nuovi servizi (e migliorare la qualità di quelli già esistenti).

Ma proprio qui viene il bello, si fa per dire: perché sul fronte opposto vi è una grossa fetta di opinione pubblica che teme le ripercussioni sulla salute del cosiddetto elettrosmog.

Intanto sono già in corso le sperimentazioni per il 5G in alcune città italiane individuate dal Mise come Milano, Bari, Matera, L’Aquila, Prato, Torino e Roma grazie agli investimenti delle telco. A Genova è stato battezzato un Digital Lab per i servizi innovativi.

Nel frattempo è stato attivato il nuovo codice sulle comunicazioni elettroniche approvato dalla Commissione e Parlamento europeo che cerca di disciplinare l’armonizzazione sull’uso dello spettro elettromagnetico e le eventuali ricadute sulla salute e invita al massimo impegno da parte degli stati dell’Unione a vigilare con attenzione.

Il nuovo studio dell’OMS

Anche l’Oms sta studiando la situazione eha avviato da tempo l’International EMF Project per valutare gli effetti sulla salute e sull’ambiente dell’esposizione ai campi elettromagnetici nelle frequenze tra 0 e 300 GHz.

I primi risultati per ora confermano che non esistono rischi concreti per la salute se si rientra in questo spettro di emissioni ma questo non sembra tranquillizzare ancora tutti. Il dubbio, in qualcuno, probabilmente rimarrà. Del resto a quanto pare, esista una fetta di popolazione che non è ancora lasciata convincere dalla sfericità della terra. Figuriamoci cosa penseranno del 5G. Ma si può rallentare o bloccare l’avanzata della tecnologia? È davvero una scelta auspicabile quella di una diffusione del 5G col freno a mano tirato?

Dite la vostra, utilizzando lo spazio commenti qui sotto…

4 commenti

  1. Ok la salute ma non possiamo bloccare la tecnologia e il 5G implementa anche i collegamenti ad uso medicale negli ospedali ; non si può coprire attraverso satelliti senza montare antenne dovunque? Se mi potete rispondere grazie

  2. Dice il giornalista Giuseppe Ino
    “I primi risultati per ora confermano che non esistono rischi concreti per la salute se si rientra in questo spettro di emissioni” ..
    Sono sue deduzioni:
    Nessun dato definitivo esiste.
    Che vada a scuola di giornalismo dimostrando che gli articoli non sono un copia incolla di solo una parte di studi per fare piacere agli operatori telefonici che lo sponsorizzano a discapito di studi clinici sulla salute.vergogna ..altrimenti si prega di riportare le fonti ed il richiamo all’articolo dove dice
    “non esistono rischi concreti “.
    Che non esiste. Verificate pure.

    • Ciao Andrea. Anzitutto non giornalista ma blogger, ci tengo sempre a precisarlo, anche se in giro esistono giornalisti titolati che, come di certo saprai meglio di me, scrivono disastri ben peggiori. La ricerca nell’articolo è citata, non è riportata tutta perchè (dovrebbe essere ovvio) siamo un sito che parla di telefonia non di medicina ma di certo è reperibile on line. Si tratta (come citato) di una ricerca dell’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) quindi non “terrapiattisti” qualunque!

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