In attesa del lancio in Italia del nuovo gestore Iliad – che noi qui su UpGo.news stiamo seguendo con particolare attenzione – cresce la paura nell’ altro mercato europeo dove i francesi si apprestano a debuttare: l’ Irlanda. Qui Iliad ha di recente acquisito Eir, ex monopolista che opera come gestore leader nella telefonia fissa e come terzo nel mobile.

Alexis Bidinot Iliad
Nella foto Alexis Bidinot, nuovo vice amministratore delegato di Iliad.

Secondo i sindacati, Iliad avrebbe intenzione di snellire l’ azienda – un tempo proprietà dello Stato – per replicare quella formula low cost tanto acclamata in Francia con Free Mobile e attesissima in Italia. Una tendenza verso il basso costo che potrebbe però causare anche la perdita di posti di lavoro. In Irlanda le sigle di rappresentanza dei lavoratori hanno richiesto un incontro urgente con i vertici della compagnia.

Secondo i sindacati, i piani di Iliad per Eir non prevederebbero un’adeguata sostituzione del personale di medio-alto livello in procinto di pensionamento. Inoltre, i progetti di ampliamento della banda larga nella piccola irlanda, prevederebbe una particolare concentrazione delle operazioni nelle aree urbane a sfavore delle tante zone rurali del Paese, dove è presente, proprio come in Italia, un deciso digital divide.

In Italia si parla ovviamente di assunzioni, visto che qui il gestore parte da zero. Assunzioni che però delineano già come vorrà muoversi il nuovo quarto operatore. Anche nel nostro Paese infatti la struttura appare spiccatamente light. I dipendenti ufficializzati nei conti appena presentati dal gruppo confermano 80 dipendenti italiani nel 2017. Pochissimi. Meglio nelle parole di Benedetto Levi che in una recente intervista – la prima ufficiale – ha parlato di una squadra di 200 persone a marzo 2018.

Comunque numeretti se paragonati ai livelli occupazionali garantiti dalla concorrenza. Il fatto che si stia lanciando una quarta compagnia mobile, dotata di propria infrastruttura, con un numero così esiguo di collaboratori, fa ben capire quale sia il concetto di flessibilità voluto dal potente e rivoluzionario Xavier Niel. Non a caso molti osservatori hanno paragonato Iliad alla Ryanair della telefonia.

E anche l’ indotto di Iliad, dal punto di vista dei lavoratori coinvolti, sarà evidentemente più esiguo. Il gestore farà ampio uso dei distributori automatici di sim card, piazzati nei punti più affollati dei centri commerciali e dei grandi market. Per il resto farà tutto il sito web, pronto alla partenza. Fuori quindi i negozianti classici, quelli solitamente multi-marca che ora rischiano davvero di essere un altro – ennesimo – tassello del retail ritenuto inutile. Abbiamo ampiamente parlato di questa strategia in questo post. Una tendenza che potrebbe essere copiata anche dalla concorrenza, almeno per quanto concerne i nuovi operatori low cost in fase di sviluppo (Vei di Vodafone e Kena Mobile di TIM).

Intanto la formula Iliad non ha ragioni per mettersi troppo in discussioni, visti i numeri incoraggianti. Nel 2017 le azioni di Iliad sono cresciute di circa il 10% e gli utili consolidati del 6%. Le vendite annuali in Francia, continuano il trend positivo. Anzi, migliorano registrando un più 5,6%. Nel 2018 la sfida della compagnia francese sarà proprio quella di replicare la propria formula in Italia e nella piccola Irlanda.

 

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