Mediaset Premium non è morta. Ma sicuramente non si sente molto bene. Una situazione che dura da mesi e della quale abbiamo già parlato. Nei giorni scorsi, al duraturo stallo della pay tv di Cologno Monzese, si è aggiunta l’ asta per i diritti di Champions e Europa League. Ha preso tutto Sky. Una debacle totale per Mediaset. E ora si torna ad immaginare un futuro molto diverso per questa tv a pagamento. Se ancora, un futuro c’ è.

Mediaset Premium nuova
Mediaset Premium deve ripensare in fretta la propria offerta e il proprio posizionamento sul mercato. In vista un piano B con una pay tv leggera a 8 euro al mese.

Ora Premium ha un’ unica possibilità per rimanere una tv a pagamento vagamente capace di restare sul mercato. Partecipare all’ asta per i diritti di Serie A e portare a casa tutto quello che è possibile. Anche se un’ esclusiva totale è di fatto fuori discorso. Quindi, le partite del campionato italiano dal 2018 saranno presenti probabilmente sia su Sky che su Premium. A differenza delle partite europee che invece saranno solo su Sky.

Insomma, Premium avrà un’ offerta decisamente più povera. E per veicolarla, altro non potrà fare che provare ad abbassare i prezzi. Considerando anche un mercato, fortemente mutato negli ultimi mesi, nel quale impazzano le offerte con minipagamenti. Netflix ha cambiato tutto. Ed ha abituato i consumatori ad avere contenuti di valore, con circa 10 euro al mese. E senza vincoli, contratti, raccomandate e disdette.

Premium potrebbe inseguire quel modello. E’ probabilmente questo che intende Pier Silvio quando dichiara di voler perseguire, per la sua pay tv, un modello smart e più moderno. Che di per sé non significa poi molto.

Meno contenuti ad un prezzo abbordabile? E’ la voce più insistente. Il piano B, l’ unico, per evitare la tragica morte di Mediaset Premium.

Mediaset Premium e il modello di pay tv a 8 euro al mese

Pochi contenuti, validi, veicolati a circa 8 euro al mese. Un ritorno alle origini di Mediaset Premium. Quanto era bella quella pay tv con Joi, Mya e Steel, alternativa valida a Sky con soli tre canali e tanta qualità. In quel caso, i soli diritti Warner e Universal bastavano visto che i palinsesti da riempire erano solo tre.

Poi probabilmente sono arrivate le manie di grandezza del management. Sfidare Sky e fare di una piccola boutique ben realizzata un grande centro commerciale. Premium ha moltiplicato i canali, svuotandoli. Mandando repliche e dismisura perché incapace di conquistare contenuti ed esclusive a sufficienza.

Poi il botto della Champions. Quando ormai il brand Premium aveva perso terreno. Credibilità nell’ offerta. Mediaset ha comprato un’ esclusiva ad un costo esagerato senza però rafforzare il brand. Senza fidelizzare i propri abbonati. Cosa che invece aveva già fatto da tempo Sky. Tanto che gli abbonati, pure senza Champions, alla fine non hanno disdetto. Come invece si aspettava facessero Pier Silvio e company.

Premium deve tornare simpatica

Questo perché Premium non ha saputo mantenersi low cost rimanendo semplicemente bella e ha copiato un modello di successo ma già penetrato nel mercato italiano: Sky. Pago tanto per vedere praticamente tutto. E invece Netflix ha imposto un modello alternativo, ugualmente apprezzato. Si può creare una piattaforma a basso costo comunque non sfigata? Sì. Basta confezionare un prodotto simpatico. Che faccia felici i propri clienti.

Per evitare la chiusura andrà quindi organizzata, in fretta, una Mediaset Premium 2.0. Più leggera, semplice e multipiattaforma. Non si tratta solo di rivedere le proposte commerciali ma di riposizionarsi completamente sul mercato. Forse tornando alle origini e puntando su l’ utenza che non intende spendere uno stipendio per guardare la tv.

Non sarà facile ma è l’ unica strada per evitare il fallimento. O per arginare il buco nero provocato nei bilanci del gruppo dalla crociata, un po’ incosciente, di Pier Silvio Berlusconi contro Sky.