Lungi da me fare previsioni su come andrà il prossimo referendum costituzionale. Mi sono già lanciato con le presidenziali americane, accennando ad una prevedibile vittoria a mani basse della Clinton e confermando la mia totale incapacità di prevedere i comportamenti umani. Però su Renzi un dato è già acquisito. Lo si può verificare stando qualche ora sui social e lo conferma praticamente ogni sondaggio commissionato da due anni a questa parte. I nativi digitali, i più giovani, la parte più creativa e produttiva di questo Paese non lo vota. E non voterà le riforme alla Costituzione il prossimo 4 dicembre.

Renzi i giovani non lo votano
Renzi non convince i millenials e sui social alla fine è trattato peggio di quanto fu Berlusconi. Ecco perché.

Perché la rete e i millennials non riescono ad apprezzare le fatiche di Matteo Renzi? Perché il presidente giovane che ama i giovani non riesce a conquistare i giovani?

Passo in rete l’ intera mia giornata lavorativa e il fronte del sì al prossimo referendum è indiscutibilmente moscio. Oh, la pagina ufficiale facebook.com/bastaunsi ha nel momento in cui scrivo, meno di 74mila fan. Fabrizio Corona ce ne ha più di 800 mila. Fate voi.

Il dibattito non appassiona e le ragioni della riforma ancora meno. E la leadership di Renzi è molto poco popolare online nonostante il continuo, insistente, fastidioso richiamo linguistico a questo universo.

Ecco, forse il punto, è anche questo. Superficiale lo so ma in questo post non mi addentro in una critica delle politiche di Renzi né in un’ analisi sui temi della riforma. Scrivo piuttosto del perché è poco amato, generalizzando, dal popolo della rete. E ho capito questo:

1) I nativi digitali non apprezzano l’ esaltazione digitale

Regola numero uno. E ora mi rivolgo direttamente a te, Matteo Renzi. Non è che se ripeti mille volte la parola tweet sei giovane e digitale. Chi usa nella vita, anche per lavoro, Twitter, Facebook e compagnia bella ne è felicissimo ma comprende bene che questi sono strumenti. E le scatole contengono, non fanno contenuto. Dal primo momento, da quelle drammatiche slide in triste stile e-learning, in molti abbiamo capito che c’ era un tentativo di seduzione. Di strizzare l’ occhio ad un mondo, il nostro. Per carità, alle prime botte può essere anche lusinghiero. Poi sei passato allo stalking. I live Facebook e gli hashtag tipo #MatteoRisponde hanno provocato nausea. Un senso di vuoto assoluto e una irrefrenabile nostalgia di Berlusconi incensato al TG4, nei bei tempi in cui almeno su Twitter ci lasciavate giocare da soli. E invece no, pure lì.

Un consiglio. Cinguetta con eleganza, concentrandoti sul contenuto del tuo lavoro. E quando ti intervistano, non dichiarare di aver twittato. Se uno ti segue su Twitter lo sa che hai twittato, se uno ti guarda in tv, che hai twittato non gliene può fregare di meno. A me sembra chiaro. Altrimenti sembra che vuoi scimmiottare qualcuno, qualcosa. Non si sa.

2) I nativi digitali (ma pure gli altri) amano la chiarezza

Due anni fa dichiaravi “Addio province, andiamo avanti come un rullo compressore“. Ammazza, un rullo compressore. Gli avversari dicevano che alla fine non erano state abolite per niente. E tu rispondevi sempre col rullo compressore. Poi succede che un tir passa sopra un cavalcavia, costruito per tenere un carico molto diverso, questo crolla e ammazza un poveretto. La risposta ufficiale è stata che era la provincia a dover monitorare quella piccola infrastruttura. Matteo, quale provincia? Dove le hai messe? Chi le vota? Chi le rappresenta? Le macchine edili compattatrici che citavi due anni prima, erano una specie di oscuro presagio di questa tragedia?

Digitale è anche questo e chi è nato in questa dimensione lo sa bene. Non esiste diritto all’ oblio, come può accadere invece da Bruno Vespa. La rete è piena di gente come me che si va a rivedere le dichiarazioni del 2014. Ci vuole un attimo. Per questo devi essere coerente e trasparente, altrimenti è tutto un boomerang. Se nel 2014 non sei riuscito ad abolirle, ora lo sappiamo, non fa niente. Ma avresti fatto bene a dircelo, invece di parlare di rulli compressori.

3) Ai giovani non frega nulla che sei giovane. Anzi.

Questa esaltazione del 40enne (che ricordiamolo, è un’ età giovane solo in Italia) non elettrizza assolutamente 20enni, 30enni e 40enni che anzi, sono tradizionalmente affascinati, basta dare uno sguardo alla concorrenza politica, da uomini anche molto maturi.

Giovane non è un modo unico di guardare alle cose. Non è un modo di parlare. I giovani sono una categoria indistinta che racchiude persone estremamente diverse. Hanno in comune solo una cosa: il fatto che vivranno un’ epoca che i loro genitori, per forza di cose, non vedranno.

Per conquistare i giovani ci devi raccontare come vedi questo paese, questo pezzo di terra tra 30 o 40 anni. Cosa ti aspetti dalla vita. Cosa per te è, la felicità. Ecco, la felicità. E ogni volta che sali sul palco con un Marchionne a parlare di Fiat e di fabbriche, sarò duro, ma secondo me quella giovinezza lì è già morta.

E noi giovani, nativi digitali che trascorriamo tanto tempo in rete, ti possiamo perdonare tutto. Passi la tracotanza sui termini fastidiosi e fuori contesto come hashtag, passi il fatto delle province fantasma che invece c’ erano. Ti abbiamo già perdonato tutto. Facciamo come non fosse successo niente.

Ma sui sogni. Sull’ immaginare insieme il futuro. Vedi, sul fatto della felicità, ho l’ impressione, che questa generazione digitale, non ti può fare sconti.

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