La fusione tra Wind e 3 in Italia darà vita alla più grande compagnia tlc italiana. Ma quale sarà il nuovo brand adottato dalla joint venture? E quale futuro attende la nuova compagnia? Un’ analisi dei principali rumors.

nuovo nome Wind - 3
In attesa dell’ ok dell’ Unione Europea Wind e 3 si preparano al futuro della nuova grande compagnia. Quale sarà il nome del nuovo brand?

Intanto va detto che l’ operazione è al vaglio dell’ Unione Europea che sta verificando tutti i possibili pericoli di concentrazione nel mercato. A dire la verità, l’ omologa autorità italiana ha provato a trascinare la questione dentro i confini nazionali, cercando di convincere Bruxelles che la fusione riguarda esclusivamente l’ Italia. Un tentativo che secondo tutti gli osservatori sarà tranquillamente rimandato al mittente portando di fatto ad un piccolo rallentamento della lunga burocrazia europea. L’ Antitrust Europeo è infatti totalmente competente anche in casi apparentemente locali ed in particolar modo in questo, che vede coinvolte due società non europee ma che nel vecchio continente annoverano business importanti.

Del resto, questa fusione è in qualche modo legata anche a quella inglese che vede coinvolta la stessa Hutchison Whampoa locale. Lì l’ ok delle autorità sembra molto più incerto viste le dimensioni che assumerebbe il nuovo soggetto.

Fusione 3 e Wind. La decisione dell’ UE

Al centro di questa storica operazione per le telecomunicazioni italiane c’ è Margrethe Vestager, commissario UE per la concorrenza. Un osso duro che ha già più volte espresso la propria preferenza per un mercato mobile con almeno quattro gestori infrastrutturati (più, ovviamente, i sempre più numerosi operatori virtuali). Banalmente, l’ idea della Vestager è che dove c’ è più concorrenza, ci sia meno pericolo di aumento prezzi e rallentamento degli investimenti in nuove tecnologie (soprattutto quelle sull’ internet veloce, sulle quali l’ Europa è molto indietro rispetto agli Stati Uniti).

Dall’ altra parte il comparto industriale del settore ha risposto alla Vestager che per investire massicciamente, è necessario pensare a compagnie di respiro europeo. E quindi attivare, incoraggiare e avallare processi di solidificazione nel settore. Cioè le fusioni. I matrimoni tra player già esistenti. In un mercato vasto e complesso come quello statunitense operano infatti compagnie telefoniche e internet provider di respiro nazionale. In Europa invece, la dimensione è prevalentemente locale e ciascun paese possiede le proprie regole, le proprie compagnie e quindi i propri prezzi.

La verità è che l’ esigenza è quella di avere grossi operatori europei in grado di fornire internet ad alta velocità in tutti i paesi dell’ Unione e, nel nostro caso specifico, se l’ UE non autorizzasse la fusione Wind – 3, di fatto si creerebbe un precedente pericoloso. Wind e 3 infatti sono i gestori con minor base clienti e il loro merger darebbe vita ad una realtà perfettamente in linea con Vodafone e Tim. Insomma, per farla breve, è da tutti considerata l’ operazione perfetta. Quella a zero rischi bocciatura. L’ analisi approfondita di Bruxelles è un atto dovuto e il conseguente ok, con qualche paletto, è scontato. E questo probabilmente lo sanno bene i vertici di Hutchison Whampoa (proprietaria di 3) e di Vimpelcom (proprietaria di Wind).

Il futuro di questo matrimonio

Quindi in UK si gioca d’ azzardo mentre in Italia si va praticamente sul sicuro. Ed è così che i vertici delle due compagnie stanno già preparando il futuro del nuovo grande gestore di telefonia. Anche dal punto di vista della comunicazione, aspetto molto delicato che dovrà prevedere cura e passaggi graduali per scongiurare l’ ipotetica fuga di clienti. Insomma, continuità e cambiamento con il passaggio ad un marchio che non dovrebbe essere completamente nuovo. La nuova realtà dovrebbe infatti adottare un semplice restyling del marchio 3, abbandonando gradualmente quello di Wind. Insomma, dal punto di vista formale una fusione paritetica, 50 e 50 ma a prevalere sarà soltanto il nome 3.

Perché?

La tendenza, come detto sopra è costruire compagnie paneuropee in grado di competere nei maggiori mercati dell’ Unione. E qui, l’ equilibrio tra Vimpelcom e Hutchison è sproporzionato. I cinesi di 3 hanno imposto il loro marchio anche in Inghilterra, Irlanda, Austria e Scandinavia mentre il brand Wind è presente solo in Grecia e comunque in mano ad altra proprietà. Insomma, anche se con meno clienti, il brand 3 è conosciuto a livello europeo ed è quindi destinato ad assumere la funzione di competitor dei giganti come Vodafone.

Secondo molti, l’ indizio è già contenuto nel nome della società in joint venture: Hutchison 3G Italy Investments S.à.r.l, futura proprietaria di 3 e Wind. A sopravvivere quindi, potrebbe essere il marchio della cenerentola delle telecomunicazioni italiane. Arriverà la nuova 3?

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