Dopo la bufera per il caso Fabio Fazio, in Rai si è svolto un CDA che è stato considerato un primo atto formale verso una pesante riforma multimediale del servizio pubblico radiotelevisivo.

Riforma Rai
La Rai cerca di reinventarsi. Meno canali, meno testate e più contenuti di qualità. E la veicolazione del futuro sarà ovviamente internet.

Qualche giorno fa è scoppiata la polemica intorno al compenso milionario del presentatore di Che Tempo che Fa, che sarà esaminata dalla magistratura contabile prossimamente per capire chi ha torto e chi ha ragione e prendere eventuali provvedimenti. Una questione spinosa e decisamente antipatica.

Intanto però la Rai è tornata a studiare i palinsesti e la riunione in viale Mazzini è servita per predisporre la prima bozza di un nuovo Contratto di servizio previsto dall’art. 6 della Convenzione approvata recentemente.

Rai Tv. Meno canali, meno testate e più contenuti. La sfida è competere con Netflix, Amazon e Sky

Quindi il caso Fazio è stato rimandato per il momento, per concentrarsi su una riforma dell’azienda italiana che deve adattarsi alla comunicazione moderna con qualche modifica fondamentale alla propria struttura, interna ed editoriale.

La precedente Convenzione risale al 1994 quando il web e le tecnologie digitali erano ancora agli inizi, quindi solo ora il passaggio epocale si materializza introducendo il concetto di media company che sostituirà quindi il semplice e vetusto concetto di broadcaster.

La RAI si reinventa. Non solo digitale terrestre ma vera e propria media company italiana

Nei giorni scorsi a Milano sono stati presentati i palinsesti relativi al periodo autunno inverno della Rai, secondo le nuove linee strategiche della televisione, ma qualche ostacolo e un po’ di scetticismo si respira ancora.

La nuova Convenzione affronta per esempio la rimodulazione del numero di canali non generalisti e la riorganizzazione dell’informazione ridefinendo il numero delle testate giornalistiche, riflettendo quindi sulla natura del servizio pubblico.

Il nuovo DG Mario Orfeo deve capire velocemente cosa fare in questa situazione, creando magari una nuova squadra con soggetti in grado di risolvere i problemi lasciati da Campo Dall’Orto. Al momento infatti sono scoperte le posizioni del Cto, Cso e Cfo, ma anche del Presidente di Rai Way che appartiene ad una società esterna alla Rai.

La Nuova Rai avrà meno canali e più contenuti

Quello che preoccupa maggiormente è l’assenza di una Direzione finanziaria dell’azienda che incoraggia anche il potere di ricatto esercitato dall’esterno: gli agenti degli artisti e la questione dei format per esempio sono al centro della bufera.

Il nuovo contratto di servizio potrebbe servire a disciplinare questi problemi relativi all’efficienza e alla razionalizzazione degli assetti finanziari, industriali e produttivi. La Rai spera infatti che sia presto risolto il quesito secondo cui si debba pagare un costo per una produzione a tasso di creatività e innovazione pari a 0, per esempio quando un giornalista intervista un ospite.

Fazio ha comunque ottenuto il rinnovo contrattuale, ma è meglio leggere e pianificare le risorse e gli impegni economici interpretando correttamente la validità delle scelte di politica industriale della Rai.

Questa prima parte di Rai in versione media company è andata così, ma ora bisogna vedere cosa accadrà e come l’azienda tratterà il nuovo Contratto di Servizio presentato. E sarà la difficile transizione da vecchia tv di Stato a polo multimediale pubblico per la creazione di contenuti di qualità. A meno che non si tratti dell’ ennesimo annuncio, squisitamente politico, pronto a cadere nel dimenticatoio.