C’ era una volta un Telemontecarlo tutta italiana. Prendeva il nome dalla cugina francese, ancora esistente e qui da noi ha rappresentato, per anni, un tentativo di terzo polo tv, alternativo a Rai e Mediaset e mai davvero riuscito.

La storia del terzo polo TMC
Da TMC a La7. La storia del terzo polo televisivo e delle tele-cenerentole.

Prima era TMC ora è La7. Il canale televisivo ex Tele Monte Carlo è candidato da anni a rivestire il ruolo di terzo polo televisivo contro le rivali RAI e Mediaset. In questo post ne ripercorriamo la storia…

Andando a ritroso nel tempo vediamo che la storia della rete antenata de LA7 è costellata da matrimoni e divorzi forzati che non le hanno mai permesso di decollare davvero. Le numerose successioni da parte dei diversi proprietari, infatti, gli hanno fatto attribuire il nome di Telecenerentola. Divenuto poi titolo del racconto di Stefano Buccafusca giornalista nonché caporedattore centrale del Tg La7 ed ex capo ufficio stampa di TMC. Nel suo ottimo libro Buccafusca narra appunto la storia de canale, dai suoi esordi, fino all’ attuale gestione di Urbano Cairo.

Lo stesso Mentana nella prefazione del libro afferma che la storia della rete ha in definitiva molto più fascino delle due sorellastre più ricche e dispettose, Rai e Mediaset. La stessa nascita di Telemontecarlo è un evento anomalo nel panorama della tv italiana.

Nasce Telemontecarlo Italia

TMC, la Telemontecarlo italiana, inizia la sua avventura nel Bel Paese il 5 agosto del 1974, come costola della stessa TMC in lingua francese che trasmetteva nell’ indipendente e minuscolo Principato di Monaco. Una posizione strategica e un po’ “fuori legge” che le permetteva di trasmettere nel nostro Paese con ripetitori e frequenze da tv internazionale. In questi tempi, la televisione era ancora un monopolio Rai.

Al tempo la Corte Costituzionale aveva precisato che ripetere i segnali televisivi esteri non violava il sacrosanto e intoccabile monopolio. TMC era insieme alla slovena TeleCapodistria l’ unica alternativa alla televisione di Stato.

Almeno fino all’ arrivo, pochi anni dopo, della liberalizzazione delle tv private, costrette in un primo momento a trasmettere però al solo livello locale.

Questa particolare situazione di extra-territorialità permetterà a TeleMontecarlo di accedere agli appuntamenti dell’ Eurovisione e di trasmettere in diretta nazionale, cosa fino a quel momento riservata alla tv di stato. Gli eventi sportivi sono il vero punto di forza del palinsesto della prima TMC, visto che alle tv locali (come Telemilano di Berlusconi trasformatasi poi in Canale5) era ancora severamente vietato trasmettere in diretta nazionale.

Dopo qualche anno però, nonostante programmi di successo (come il Tg di Telemontecarlo che vedeva la partecipazione di Indro Montanelli e di altri cofondatori del Giornale) e la massiccia presenza di importanti live calcistici, la dirigenza cede l’ azienda per rientrare delle ingenti somme di capitali investiti.

La TMC acquistata da Rede Globo

Si apre così nel 1985 una nuova fase per Telemontecarlo. La proprietà dell’emittente viene ceduta alla brasiliana Rede Globo colosso televisivo impegnato soprattutto nella produzione di soap opera. Per TMC sembra accendersi una musica completamente diversa.

I nuovi proprietari conoscendo le potenzialità della rete decidono di investire molti capitali ma l’ avventura si arresta con l’ aumento degli ostacoli giudiziari sollevati dalle tv locali italiane che accusano TMC di concorrenza sleale proprio sul fatto della diretta tv, a loro ancora non concessa.

Un clima di incertezza legislativa che determinerà la cessione della rete con l’ entrata in società del gruppo Sferruzzi. Una storia durata poco a causa del coinvolgimento dei dirigenti nella dirompente tangentopoli. Siamo ormai nel 1992.

Anni di una sobrietà un po’ sottotono caratterizzeranno le trasmissioni di Telemontecarlo, sempre in attesa di un solido compratore, ma che tuttavia riuscirà a mantenere un alto livello del palinsesto, grazie al ritorno di Montanelli e con la partecipazione attiva di personalità del calibro di Federico Fazzuoli e Sandro Curzi.

La legge Mammì del 1994 sancirà definitivamente il duopolio Rai-Fininvest in campo televisivo. Con l’ascesa di Berlusconi in politica si apre per TMC il periodo Cecchi Gori, noto produttore cinematografico che investirà nella tv acquistando TMC e dotandola di una sorellina: VideoMusic, che a breve sarà completamente snaturata per diventare il canale secondario del gruppo: TMC2. Leggi anche l’ intervista sulla storia di VideoMusic e della nuova VUEMME TV.

Con Cecchi Gori assistiamo comunque ad un nuovo periodo d’ oro per la rete, pieno di belle speranze. TMC e TMC2 arricchiscono i propri palinsesti con contenuti di qualità nei settori cinema e sport. A fronte di grandi investimenti gli ascolti salgono e finalmente anche l’ Auditel fa la sua prima rilevazione. L’ idea di un terzo polo televisivo concorrente a Rai e Mediaset sembra finalmente prendere forma, grazie anche al colpaccio del’ acquisizione dei diritti in chiaro per la Serie A. TMC trasmette in questo periodo gli show di punta del gruppo. A TMC2 è affidato il compito di tallonare Italia1 in qualità di rete giovane, con un palinsesto composto da programmi musicali e nuovi telefilm francesi, allora inediti in Italia.

Sullo share però, continua a pesare una rete trasmissiva incompleta, che rende TMC non visibile in molte aree, soprattutto del sud Italia.

Alla fine anche Cecchi Gori getterà la spugna dopo aver cambiato diverse volte i dirigenti e soprattutto quando le grandi difficoltà finanziarie – e personali – avranno il sopravvento sulla sua carriera da imprenditore. Quindi TMC cambierà non solo padrone, ma anche nome. TMC diventerà in La7 venendo acquistata da Seat Pagine Gialle, società controllata da Telecom Italia che più tardi diventerà Telecom Italia Media.

Telemontecarlo diventa La7

In questo periodo la linea editoriale e la produzione dei programmi di La7 sono collegati al cambio della leadership di Telecom. Infatti quando Tronchetti Provera succede a Colaninno viene abbandonato il progetto di una tv generalista con nomi altisonanti per passare ad una realtà all news di alto profilo, che pur avendo un buon riscontro da parte del pubblico non le permetterà di emergere con grande facilità sulle grandi reti concorrenti. La7 inizia a profilarsi come una rete quasi tematica, fatta di sole notizie, e vengono abbandonate le velleità di concorrenza a Mediaset e Rai. Una linea editoriale che tutto sommato, conserva tuttora.

La storia di TMC e il sogno del terzo polo, in realtà, finisce qui.

Anche con nomi del calibro di Chiambretti, CrozzaBignardi e con giornalisti importanti come Lerner, Piroso e Ferrara la rete resta sul mercato televisivo come un prodotto di nicchia. Piccoli ricavi per piccoli ascolti.

Il Boom di ascolti della “nuova Telemontecarlo”

Fino al 2010 con l’ arrivo di Enrico Mentana che diventa vera anima della rete. Enrico và alla direzione del TG La7 dopo aver lasciato in maniera burrascosa Canale5. Traina e rivoluziona altri programmi di approfondimento storici come Otto e Mezzo di Lilli Gruber, L’ infedele di Gad Lerner, Niente di personale condotto da Antonello Piroso. La prima serata inizia a superare il 4-5% di share. Risultati mai visti prima. Nemmeno ai tempi delle partite trasmesse in esclusiva.

Per La7 inizia il momento dell’ ascesa. Intercetta una domanda nuova, da parte di un pubblico sempre più esigente. Sono anni di terremoti politici e forti tensioni. E il profilo di rete autorevole, quasi all news, le porta fortuna.

Nel frattempo la proprietà della rete è di fatto già cambiata poiché legata a quella di Telecom Italia che vede l’ uscita di Tronchetti Provera a seguito dello scandalo dei dossieraggi della security Telecom.

A salvare la rete prima dell’ arrivo di Urbano Cairo attuale proprietario, sono Mediobanca, Intesa e Generali che risaneranno la valanga di debiti negli anni prodotti dalla gestione Telecom Italia. Cairo acquisisce La7 e si disfa della difficile seconda rete, MTV, che ritorna ai proprietari originali: Viacom. Inizia il risanamento dei conti. MTV più tardi sarà venduta a Sky per la nuova TV8.

Oggi La7, dopo i tagli di Urbano Cairo ed un focus sempre più centrato sull’ informazione e l’ approfondimento vive in un contesto completamente cambiato. La tv digitale terrestre ha stravolto il panorama segnando la naturale fine del duopolio e la costruzione di un’ offerta decisamente plurale. Insieme ai due colossi Rai e Mediaset, opera oggi La7, con una sua piccola La7D ma in un contesto dominato anche da grossi gruppi internazionali, sia sul free che sul pay. Giganti del calibro di Sky, Discovery e Viacom. Una sfida non più tra due ma tra molti soggetti, con una miriade di canali tematici entrati ormai nelle abitudini televisive degli italiani.

Il terzo polo di fatto non è mai nato ed oggi il progetto è sorpassato dalle esigenze del tempo. Resta il fatto che quella della Telemontecarlo italiana, o meglio TMC, è forse la storia più travagliata e al tempo stesso affascinante dell’ etere italiano.

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