Asta 5G, ecco come è andata. Le risorse più strategiche vanno ai due big Tim e Vodafone. Benino Iliad che si gode anche un pacchetto di fatto a lei riservato. Male Wind Tre e delusione Fastweb. Fuori dal podio OpenFiber e Linkem. Ecco un post riepilogativo per spiegarvi come è andata l’asta italiana per le frequenze 5G.

Asta 5G come è andata
I risultati dell’asta 5G. Un post riepilogativo per raccontarvi davvero come è andata, gestore per gestore.

Si è conclusa stamane la vivace gara al 5G, durata circa 14 giorni e con l’asta che ha raggiunto e superato i 6,5 miliardi di euro, con una cifra esatta pari a 6.550.422.258 euro.

Un risultato notevole che ha visto la vittoria di TIM, riuscita ad aggiudicarsi tutti e tre i pacchetti in gara, consolidando la propria leadership in Italia.

Tariffa Migliore Oggi

Amos Genish, l’amministratore delegato dell’azienda, ha dichiarato:

Le nuove frequenze acquisite rappresentano un asset fondamentale per lo sviluppo futuro del gruppo e contestualmente per la crescita della digitalizzazione del Paese.

Le sperimentazioni avviate in questi anni hanno portato, unico caso in Italia, già a risultati tangibili e l’antenna accesa a Bari recentemente certifica il primato tecnologico di Tim.

Proseguiremo nel nostro impegno per l’innovazione e siamo convinti di poter continuare ad offrire ai nostri clienti servizi sempre all’avanguardia e la migliore esperienza digitale disponibile sul mercato.

Genish ha poi aggiunto:

Il risultato di Tim è il migliore raggiunto da qualsiasi altra società in gara, sia per ampiezza di banda ottenuta che per impegno economico messo in campo. Tutte le frequenze hanno caratteristiche diverse e complementari in termini di copertura, penetrazione e capacità e saranno disponibili fino al 2037.

Un risultato positivo anche per Vodafone, che è riuscita ad aggiudicarsi le frequenze in tutte le bande proposte all’asta.

Aldo Bisio, amministratore delegato di Vodafone Italia ha dichiarato:

Questo investimento, insieme all’attuale dotazione di frequenze, consente a Vodafone di consolidare la leadership nella qualità della rete, porsi all’avanguardia nella realizzazione della infrastruttura e dei servizi 5G ed accelerare lo sviluppo della propria strategia digitale.

Nel complesso la gara al 5G ha raggiunto il 164 per cento in più delle offerte iniziali proposte, e con il 130,5 per cento in più sulla base d’asta, superando di 4 miliardi l’introito minimo previsto nella Legge di Bilancio.

Per quanto riguarda gli altri concorrenti dell’asta in gara, ecco tutti i risultati:

  • Tim

    • 2 lotti generici nella banda dei 700 MHz FDD, per un totale di 10 MHz
    • 1 lotto specifico (C1) nella banda dei 3.700 MHz, per un totale di 80 MHz
    • 1 lotto nella banda dei 26 GHz
  • Vodafone

    • 2 lotti generici nella banda dei 700 MHz FDD, per un totale di 10 MHz
    • 1 lotto generico nella banda dei 3.700 MHz, per un totale di 80 MHz
    • 1 lotto nella banda dei 26 GHz
  • Wind Tre

    • 1 lotto generico nella banda dei 3.700 MHz, per un totale di 20 MHz
    • 1 lotto nella banda dei 26 GHz
  • Iliad

    • 1 lotto di 10 MHz nella banda dei 700 MHz FDD assegnato “d’ufficio”
    • 1 lotto generico nella banda dei 3.700 MHz, per un totale di 20 MHz
    • 1 lotto nella banda dei 26 GHz
  • Fastweb

    • 1 lotto nella banda dei 26 GHz

Fastweb, la grande delusione dell’asta 5G

Forse il ruolo più deludente l’ha avuto Fastweb, la compagnia controllata da Swisscom che in questi mesi non aveva nascosto di puntare tutto sul 5G, come soluzione integrata alla propria telefonia fissa e per espandersi, come gestore infrastrutturato, anche nel mobile.

Tanto era la voglia di 5G che il Gran Giurì della pubblicità fu costretto a sospendere uno spot degli svizzeri tutto incentrata sulla nuova quinta generazione, pur senza avere ancora né frequenze né ovviamente offerte commerciali.

Il 5G veniva visto da Fastweb come la rivincita sull’affare “quarto gestore”. Quando Wind e 3 decisero di sposarsi, fu Fastweb a chiedere un posto da quarto operatore mobile. L’alleanza russo-cinese alla fine preferì lasciare lo spazio ad Iliad e Fastweb non la prese bene, aumentando comunque i propri investimenti nel proprio core business, la telefonia fissa ma accelerando sensibilmente sul mobile, dove Fastweb opera come MVNO (operatore di rete virtuale).

La campagna pubblicitaria e di comunicazione “Niente Come Prima” doveva servire a Fastweb a fare il pieno di clienti, proprio in previsione del lancio del 5G che avrebbe consentito all’operatore di ragionare come operatore indipendente, senza più i limiti del doversi appoggiare alla rete di TIM.

Il 5G ci sarà ma su un blocco molto limitato di frequenze. E Fastweb, di sicuro, non è stata protagonista di questa storica asta, nella quale ha senza dubbio giocato un ruolo di secondo piano.

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