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Sex Education, l’avete vista?

Sex Education è arrivata alla sua ultima stagione su Netflix. La serie che più di tutti in questi anni ha sdoganato una serie di tabù sul sesso in modo sfacciato e ironico senza mai risultare volgare. L’asso nella manica della serie britannica acclamata da tutti sta nei suoi giovani protagonisti, teneri, impacciati, buffi ma anche tremendamente realistici.

Dietro c’è stato sicuramente un grandissimo lavoro di squadra tra sceneggiatori e registi, ma quel che si evince da questa serie è che ebbene si, si può parlare spudoratamente di sesso senza cadere in basso e riuscendo a dare all’argomento il giusto valore. Forse mi viene da pensare visto il gran numero di fan, che avevamo proprio bisogno di una serie come questa in Italia! Siamo arrivati alla fine, Sex Education si è conclusa e Otis, Maeve, Adam, Erik,Jean e tutto il gruppetto mancherà molto. Per questa ragione siamo voluti andare a pescare qualche piccola curiosità sulla serie made in England.

A cosa è ispirata la serie

Secondo quanto dichiarato dalla regista Laurie Nunn, la popolare serie televisiva Sex Education, riporta una serie di influenze cinematografiche per forgiare il suo peculiare stile visivo e sonoro. Elementi preponderanti provengono dalle iconiche opere di John Hughes, il maestro dietro capolavori adolescenziali degli anni ’80 come “The Breakfast Club” e “Ferris Bueller’s Day Off”.

Questi film hanno, indubbiamente, delineato l’archetipo di quel genere. Si percepisce fortemente il richiamo nostalgico agli anni d’oro, con la scuola Moordale che appare come un’entità temporale tra quel decennio e l’era attuale. Sex Education rimanda l’attenzione anche a serie come “Freaks and Geeks”, che ha sapientemente ritratto le intricate questioni adolescenziali con autenticità e unicità. La brillante idea di combinare queste eredità cinematografiche con una narrazione moderna e una rappresentazione schietta della sessualità giovanile ha catapultato Sex Education tra le produzioni più rivoluzionarie e acclamate del panorama televisivo recente. Il titolo della serie tv inizialmente doveva essere Education, cambiato poi in Sex Education per renderlo più accattivante.

Oltre al mix di cultura britannica e americana appartenente alla cinematografia degli anni 80, il creatore della serie ha tratto ispirazione anche dalle proprie esperienze adolescenziali per questa ragione la serie nonostante i forti pigli comici risulta sempre realistica e mai fastidiosa.

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Diversità e Inclusività

Se sei un ragazzo/a che ha qualche difficoltà ad accettare il proprio corpo e la propria sessualità, Sex Education è la serie da vedere. Qui nessuno è perfetto e tutti sono unici così come sono. Sex Education è stata elogiata per la sua rappresentazione della diversità e dell’inclusività. Il cast è composto da attori di diverse etnie, orientamenti sessuali e identità di genere, riflettendo la realtà della società odierna. Per garantire una rappresentazione accurata e rispettosa delle tematiche sessuali, la produzione ha coinvolto consulenti sessuali.

Questi esperti hanno lavorato a stretto contatto con gli attori e gli sceneggiatori. Lavorare con un esperto sul set ha permesso agli attori di sentirsi a proprio agio durante le scene e di formulare quelle domande attinenti e in linea con i tempi. C’è stato un vero e proprio lavoro di conoscenza e di onestà, per garantirne una buona riuscita, contenuti veri e mai fantascientifici.

Location Inaspettate

“Non si esce vivi dagli anni 80” cantava Manuel Agnelli diversi anni fa e in questa serie gli anni 80 si respirano ovunque. Sex Education sin dal suo esordio ha dato subito l’impressione di oscillare tra un’atmosfera anni ’80-’90 e il dinamismo dei giorni nostri. Tutto questo non è casuale. Dietro questa precisa scelta stilistica si cela la visione della regista Laurie Nunn. L’intento? Fondere le particolarità degli anni ’80 e ’90 con la vivacità contemporanea, rendendo il prodotto ampio e universale. Questa sapiente fusione evoca ricordi in chi ha vissuto la propria adolescenza in quei decenni, garantendo al contempo una fresca fruibilità per le nuove generazioni, che possono immergersi nel contesto senza necessariamente dover decifrare i riferimenti culturali di quel periodo storico. Una giocata magistrale che spiega, in parte, il successo trasversale della serie. Anche i costumi della serie hanno un tocco vintage, mescolando stili degli anni ’80 e ’90. Questa scelta stilistica ha contribuito a creare un’atmosfera nostalgica e distintiva.

In conclusione, Sex Education non è solo una serie tv appassionante, ma anche un progetto ricco di curiosità e dettagli che ne fanno un’opera unica nel panorama televisivo. La dedizione del cast e della produzione si riflette in ogni episodio, rendendo la visione un’esperienza indimenticabile per il pubblico.


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Camilla Petrella è content manager per UpGo.news e amministratrice della società UpGo.it srl. Si occupa del content inventory e della gestione quotidiana del blog.

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