Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni anche in Italia la telefonia mobile sta crescendo in maniera esponenziale ma non solo nel suo utilizzo tradizionale (ovvero telefonate piuttosto che messaggistica o semplice navigazione internet) ma per l’utilizzo sempre più massiccio di servizi integrati tra le Sim card M2M ossia Machine to machine. Tutti quei servizi integrati che esulano dall’utilizzo classico del telefonino. A partire, tanto per capirci, dal nostro classico antifurto che per avvisarci, utilizza una sim.

Internet delle cose
Calano le sim mobili utilizzate da umani. Il mercato è trainato dalle macchine. Anche in Italia, l’ esplosione dell’ Internet delle Cose.

L’internet delle cose, un moderno neologismo che caratterizza l’uso degli oggetti che comunicano tra loro e acquisiscono una sorta di intelligenza, attraverso gli strumenti più diversi. Il futuro sembra andare proprio in questa direzione, Italia compresa ma è ancora presto per tirare delle somme definitive.

Oggi tutto o quasi ha acquisito una sua automazione, una sua “intelligenza” che supera l’utilizzo classico o tradizionale dei dispositivi: i frigoriferi che si connettono alla rete e gestiscono da soli alcune funzioni, anche dal nostro smartphone possiamo controllare o impostare alcune di queste funzioni, persino le scarpe da ginnastica calcolano e trasmettono velocità e distanze compiute con i nostri passi.

Un mondo non più parallelo e distante da noi ma sempre più a portata di mano nel nostro quotidiano. E la telefonia mobile, nell’ internet delle cose, gioca ovviamente un ruolo decisivo.

Calano le sim “umane” e crescono quelle delle macchine

Secondo il garante, la crescita delle linee complessive è stata pari a 0,9 milioni da dicembre 2016 a marzo 2017, ma sono diminuite di 2,3 milioni le SIM tradizionali destinate solo al traffico voce o al traffico voce-dati. A crescere di ben 3,2 milioni di unità sono state proprio le SIM M2M. Questo mercato in quattro anni ha avuto una diffusione più che raddoppiata: da 5,2 milioni a marzo del 2013 a 13,1 nel marzo 2017.

Il futuro dell’ internet delle cose

Un sistema machine to machine per funzionare ha bisogno di essere connesso ad una rete che sia wireless o rete cellulare, quindi occorrono i cosiddetti moduli RFID ovvero devono consentire lo scambio di informazioni a basso raggio, quindi necessitano di software che consentano ai dispositivi M2M di comunicare e gestirsi tra loro senza l’intervento umano.

Gli sviluppi degli ultimi anni hanno permesso lo sviluppo di sensori e dispositivi capaci di “ragionare” in maniera autonoma una volta che i dati ambientali sono stati raccolti. In questa ottica, sarà direttamente il dispositivo connesso all’Internet delle cose a valutare quale sia la soluzione migliore ed agire in completa autonomia (attivare l’aria condizionata in caso di temperatura troppo elevata, ordinare nuovi prodotti nel caso in cui non ce ne siano più in magazzino e così via).

Ciò porterà un numero sempre maggiore di dispositivi a connettersi alla Rete, facendo crescere parallelamente il numero di indirizzi IP necessari per mantenere in piedi l’intera infrastruttura di Rete.

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