Al giorno d’oggi vedere delle trasposizioni sul grande o sul piccolo schermo di libri, storie e romanzi è una consuetudine. Queste operazioni sono a volte molto rischiose (ricordate il flop terribile di Eragorn?) oppure fortunatissime (Il Trono di Spade docet…). E cosa dobbiamo dire della nuova serie originale The Mist prodotta da Netflix?

The Mist serie Netflix
Giovanni Garassino recensisce The Mist, la nuova serie originale nel catalogo di Netflix. Vale la pena guardarla?

In questo caso a cosa ci troviamo davanti? In primis sarebbe il caso di fare un’analisi, veloce, del materiale di partenza.

The Mist, di Stephen King, è una novella horror, posta come apertura della raccolta Scheletri.

Fortunatamente, il racconto, benché breve si presta abbastanza per una trasposizione sul piccolo schermo. A mio avviso rientra però nel grande calderone di cose non indimenticabili di King, scritte anche per “obbligo” (tipo i cantanti famosi che fanno un disco all’anno, capita anche nei libri, e King è di certo un maestro anche in questo).

Era quindi il caso di produrre una serie su questo racconto? Per di più dopo che ne era stato girato anche un film? La trama è semplice: in una cittadina cala una profonda nebbia “assassina” e tutti gli abitanti della città si rintanano in diversi luoghi, chiesa, centro commerciale, ospedale aspettando che la nebbia passi o che qualcuno li venga a salvare.

La serie parte con un primo episodio praticamente vuoto di eventi forse non troppo coinvolgente e termina con l’arrivo della nebbia. Riesce però a presentarci i personaggi principali, farci intuire alcune relazioni sui gruppi che si formeranno e non annoia poi troppo (un bene visto che la serie conta esclusivamente 10 episodi).

Gli altri episodi sono quasi tutti ben ritmati e scorrono bene, con dei momenti decisamente forti e intriganti.

La serie quindi risulta abbastanza coinvolgente, per chi è interessato al genere, ma ha anche dei difetti evidenti.

Il primo è la recitazione, che ho trovato decisamente di basso livello: in alcuni momenti, abbastanza densi di pathos, gli attori non hanno la forza di trasmettere quelle emozioni a chi guarda.

In secondo luogo ho trovato sempre di basso livello (in alcuni punti rasenta l’insufficienza grave) la CGI. Non sono un fan della grafica a tutti i costi, ma purtroppo alcuni elementi sono così palesemente finti da farmi estraniare dalle atmosfere della serie, pecca per me molto grave.

Ci sono anche degli spunti interessanti, come ad esempio un parallelismo tra due gruppi di sopravvissuti, che si pongono domande su quello che sta accadendo: se da una parte prevale la spiritualità e la nebbia è una punizione divina, dall’altra prevale la paura di una minaccia chimica e quindi si ipotizza il coinvolgimento dell’esercito.

La cosa bella è vedere come i due gruppi partendo da questa idea di base si evolvano diversamente dal punto di vista gerarchico e strutturale.

Alla fine della stagione si capisce che probabilmente questa serie avrà un seguito (anche perché ci sono diverse domande insolute, alcune delle quali temo resteranno tali), che per me però non ci sta.

Conoscendo lo scritto di King si sarebbe potuto tranquillamente chiudere con una stagione e forse sarebbe stato meglio. La serie ha comunque il grande pregio di intrigare. I fan del thriller e dell’horror si divertiranno. Non è la serie dell’anno, ma un prodotto, in fin dei conti sufficiente, che si riesce a guardare bene e che instilla la curiosità su come andranno a finire le vicende raccontate. Altre recensioni su Netflix…