I rapporti tra Italia e Francia si stanno complicando in queste settimane, molla scatenante è stata la faccenda Fincantieri ma il Governo Italiano ha deciso di non arrendersi e cosi ha messo mano alla golden power (una legge che consente al governo di intervenire anche in materia di telecomunicazioni anche se non ha un controllo diretto), cercando di vederci chiaro anche sul controllo da parte del gigante francese Vivendi su Telecom Italia.

Tim Vivendi Governo
La partita sempre più a tre tra Tim, Vivendi e Governo Italiano. Nel mezzo della questione le tensioni diplomatiche tra Italia e Francia.

Dunque per chi ancora non lo sapesse Vivendi è un colosso della multimedialità che produce cinema, serie tv ma anche musica e videogiochi.

La partnership con TIM è utile anche per creare sinergia con il servizio TimVision e per ottenere una serie di contenuti esclusivi per la piattaforma. Ma Vivendi ha anche un controllo su TIM dal punto di vista societario ed è proprio di questo che il Governo Italiano si sta preoccupando: ovvero rischiare di perdere il maggiore operatore italiano delle telecomunicazioni che rischia di essere diviso in tanti pezzi e quindi privatizzato del tutto.

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Sul campo però sembra essere scesa l’ipotesi Open Fiber, la società creata da Enel per la banda larga che può vantare una tecnologia oggi più avanzata rispetto a quella di Telecom. L’ipotesi fusione con quest’ultima porterebbe in campo azionario anche Enel e Cassa Depositi e Prestiti, che potrebbe ridurre di parecchio il controllo del colosso francese.

Insomma la partita è apertissima e ancora tutta da giocare in un momento di grandi cambiamenti e nel tentativo di mantenere ciò che è italiano. Salvaguardando quindi gli investimenti che ci sono in corso per potenziare la rete in fibra ottica e offrire quindi un prodotto finale più forte, veloce e stabile. E poi c’ è il grande tema della aree bianche, quelle a rischio per le telco ma strategiche per eliminare il digital divide italiano.

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Mentre la faccenda andrà avanti e si concluderà in qualche modo, speriamo nel migliore dei modi per tutti, arriva anche Assoprovider (l’associazione per i piccoli operatori telefonici indipendenti) che in una lettera al Ministro dello Sviluppo Economico Calenda ha chiesto di considerare anche i piccoli provider italiani di telefonia e di coinvolgerli nel piano di digitalizzazione del paese che è ancora tutto, nel concreto, da realizzarsi.

Un fascio di piccole aziende italiane operative nelle telecomunicazioni che spesso nel loro piccolo fanno la differenza e cercano di imporsi al meglio in un mercato fortemente concorrenziale.

Si tratta di operatori economici tipici del tessuto imprenditoriale italiano, che ISTAT certifica essere costituito per il 95% da imprese con meno di 15 addetti.

Un importante comparto del mondo delle telecomunicazioni che finora non ha mai usufruito di aiuti economici da parte dello Stato e che chiede al Governo di facilitare, con semplici misure, l’accelerazione degli investimenti che stanno facendo con il Fixed Wireless (ovvero il wi-fi fisso per superare le zone digital divide del paese) e la fibra ottica sul territorio.

Si chiede in definitiva di alleggerire da ingenti contributi amministrativi queste piccole aziende che insieme operano per digitalizzare ampie zone d’Italia. Nuove opportunità di crescita e maggiore copertura digitale che significa anche nuovi posti di lavoro. E maggiore libertà di scelta per noi consumatori.

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