La guerra dell’Occidente contro la Cina mette a rischio il 5G in Europa. Ora anche Vodafone blocca la fornitura di Huawei per la costruzione della propria rete. A poca distanza dalla crisi che coinvolse ZTE e Wind Tre, arrivano notizie di un’altra interruzione di un mega appalto: quello che vede protagonista il gigante Huawei. I cinesi avrebbero dovuto contribuire alla costruzione del 5G Vodafone. Ma non andrà così. Ecco cosa è successo.

Guerra Cina - Vodafone
La verità è che gli americani fanno i dispetti ai cinesi e che in questo pericoloso gioco anche l’Europa rischia di perdere il treno dello sviluppo 5G.

Colpo grosso al drago rosso. Titolo di un noto film che riassume anche gli intenti del governo Trump nei confronti della Cina e del suo colosso tecnologico Huawei, nel tentativo di porre un margine allo sviluppo spasmodico del vendor smartphone più in voga degli ultimi anni.

Il buon rapporto qualità/prezzo ha fatto breccia in tutta Europa portando il colosso del low cost orientale a battere addirittura gli introiti Apple per posizionarsi al secondo posto dopo Samsung.

Fin qui le problematiche non sortiscono obiezioni se non per un dato essenziale: Huawei opera con un enorme potere di controllo, lato software e hardware, su tutte le reti sviluppate a livello globale. Un potere enorme su un asset strategico, visto che sul 5G non viaggeranno solo le nostre connessioni private ma correranno i dati delle intelligenze artificiali robotizzate, dagli antifurti, agli elettrodomestici di casa, passando per i sistemi smart che controlleranno l’intero sistema di trasporto pubblico nelle nostre città.

Insomma chi avrà in mano i segreti del 5G, di fatto, controllerà tutto.

Un vero oltraggio per l’amministrazione Trump attenta alla marginalizzazione del governo comunista cinese, ora più nemico che mai, per il quale si prospetterebbe l’alba di un dominio dagli schemi orwelliani.

Infatti, è opinione degli States, l’espansione di reti 5G targate Huawei potrebbe dar modo al governo di Xi Jinping di entrare in possesso di informazioni e dati utili per cyber attacchi e una gestione informatica che porrebbe la propria supremazia tecnologica come arma globale.

Una vera e propria guerra fredda in campo network che non è passata inosservata in Europa, dove le preoccupazioni circa i sospetti suscitati dagli Stati Uniti hanno portato Vodafone, secondo operatore di telefonia mobile al mondo dopo China Mobile, a bloccare temporaneamente l’acquisto di tecnologia Huawei per la sua rete 5G.

Nick Read, chief executive della compagnia, ha recentemente confermato la buonafede della società in merito alla collaborazione con Huawei, che si auspica possa riprendere in tempi brevi, ma anche la ferma necessità di dover tener conto delle problematiche europee verificatesi e l’attesa di un accordo in merito per una ripresa effettiva dei rapporti di reciproco sostegno. Un fatto determinante che potrebbe portare i “sospetti” (citati come vere e proprie “calunnie” da parte dell’ambasciatore Zhang Ming, rappresentante di Pechino a Bruxelles) a causare delle serie conseguenze di portata mondiale.

Una polemica in pieno fermento per la quale si attende una decisa presa di posizione, tenendo conto di due elementi essenziali: il solido ruolo detenuto da Huawei che lo stesso fondatore Ren Zhengfei ha tenuto a ribadire come essenziale e lontano da ogni malafede, come altresì i ripetuti attacchi informatici da parte della Cina e constatati dagli USA e che hanno visto protagonisti anche dipendenti del colosso hi-tech.

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Germania e Inghilterra hanno manifestato l’intenzione di approfondire le accuse americane mentre Australia e Nuova Zelanda hanno già limitato l’operatività di Huawei nei propri territori.

D’altra parte le intenzioni di Trump si stanno facendo ancor più nette nella preparazione di un ordine esecutivo che vieterebbe alle aziende made in USA l’utilizzo di materiale tecnologico di fattura cinese, al fine di scongiurare ulteriormente il pericolo che, con l’avvento del 5G e delle reti intelligenti, la Cina acquisisca troppo potere, sbilanciando equilibri già troppo delicati.

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Ripercussioni sul mercato ci sono già. Anche su quello italiano. Ma forse è solo l’inizio. Perché se l’occidente smette di comprare cinese, è probabile che anche la Cina decida di chiudere ai nostri prodotti. E gli effetti reali di un mondo così, più diviso e sospettoso, non li conosciamo fino in fondo.

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2 commenti

  1. Ero entusiasta dei prodotti huawei ….. ottima assistenza in italiano via mail direttamente dalla fabbrica.
    Poi …… autonomamente (dopo averli contattati per un minimo di assistenza alla sede commerciale italiana) ho deciso che non voglio più nulla in casa di questa azienda.
    In seguito preso atto della posizione di Trump …. senza approfondire ho pensato … “ha ragione” meglio non aver bisogno di loro.

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