Boom! All’ improvviso, Maximo Ibarra non c’ è più. Cambio sospetto e stranamente repentino alla guida di Wind Tre. A fusione in corso cambia la testa della società. Il numero uno, colui che era deputato alla guida dell’ intero progetto, ora è casa. Liquidato rapidamente, da un breve messaggio istituzionale via Twitter.

Wind Tre cambia tutto
Wind Tre spa. Fuori Ibarra, dentro Hedberg. Ma andiamo a vedere, davvero, cosa potrebbe essere successo ai vertici della società. Forse un cambio di rotta.

Pochi caratteri per comunicare alla stampa l’ addio di Maximo Ibarra come CEO di Wind Tre spa. Uno stupore anche per noi di UpGo.news visto che un cambio di management non era nemmeno un vago rumor nei corridoi della società.

Ed è probabile che la decisione sia arrivata in fretta e furia. Ma perché? Peraltro, proprio nell’ ultimo periodo Ibarra era diventato sempre più visibile nella comunicazione Wind Tre. Presenza fissa, come normale, nelle convention dei brand della joint venture. Ma anche presente – e questo è meno consueto – in uno degli spot di Fiorello della serie “resto a Wind”. Non proprio in carne e ossa ma il nome era in bella vista, così da farlo diventare noto anche ai non addetti ai lavori che guardano la tv.

Insomma, Ibarra sembrava proprio l’ uomo sul quale russi e cinesi avevano puntato tutto. Si sa che i cinesi l’ hanno vissuto da sempre come un imposizione dei soci. Come un compromesso. In Hutchison si sono fidati per anni di Vincenzo Novari ma una società è fatta anche di compromessi. E quindi alla fine vinse Veon e alla guida fu messo Maximo Ibarra.

Ibarra non aveva nascosto, con qualche battuta, una certa sua sensibilità Wind-centrica. E infatti, in questi mesi, è stato proprio il marchio Wind quello più esposto dal punto di vista della pubblicità. Potrebbe essere questo il motivo dell’ allontanamento? Non è così facile. E le ragioni, potrebbero essere almeno due. Molto più serie.

Da una parte i numeri. Ufficiali, non ce ne sono. E per rivelarli davvero dobbiamo attendere il tradizionale report di AGCOM. Quello però che possiamo dirvi è che, pare, Wind Tre abbia perso molti clienti. Un po’ ce lo si aspettava ma sembra che si sia verificata una preoccupante emorragia nell’ ultimo trimestre.

Agli utenti non sono piaciute sicuramente le rimodulazioni. Questa volta cadute a pioggia, in maniera anche un po’ disordinata ed incoerente. Offerte, sempre ghiotte, per chi entra in Wind Tre e mazzate per chi invece è cliente da tempo. Quelli che si aspettavano belle novità dal matrimonio, sono rimasti subito delusi.

I cambiamenti repentini nelle tariffe hanno allarmato anche le associazioni di consumatori. E da parte nostra, non abbiamo potuto fare a meno di notare, una certa confusione nelle politiche di pricing.

E poi la storia del doppio brand. Ne abbiamo parlato moltissimo qui su UpGo.news. Sul tavolo degli azionisti sono state presentate diverse ipotesi per l’ integrazione marketing. Un brand sopravvissuto, un brand dismesso, un nuovo brand. Pare fosse proprio Ibarra, il principale difensore della politica del doppio brand.

Una strategia che pareva dovesse avere un senso nella diversificazione dei target. E così fu promesso durante la prima convention unitaria: Wind alle famiglie, 3 ai più giovani. Insieme sul difficile mercato partite iva e business. E seguendo tutti i giorni le nuove tariffe e le diverse offerte dei gestori, anche noi, questa diversificazione logica, non siamo riusciti a notarla più di tanto. Di fatto, Wind e 3 sono rimaste concorrenti. E su questo fronte l’ integrazione, che doveva essere lenta, è sembrata invece elefantiaca. Anzi, proprio bloccata. Generando confusione.

Un po’ meglio sta andando sul fronte dell’ integrazione delle reti. ZTE è già a lavoro e i clienti 3 vanno già in roaming Wind. Anche se, misurando il polso tra i nostri follower, non è che ci siano proprio salti di gioia. Ma la situazione copertura, varia evidentemente da zona a zona. E non è facile tracciare un quadro preciso.

La defenestrazione di Ibarra sembra avere più qualcosa a che fare con le strategie commerciali e la comunicazione. E quando si cambia un Amministrato Delegato, normalmente, gli azionisti vogliono cambiare anche strada. E a quanto pare, Veon e Hutchison, vogliono farlo in fretta.

La ricetta fusione firmata Ibarra non ha funzionato a dovere? Impossibile che i due azionisti si sbottonino su questo. Dal quartier generale ci si tiene a far sembrare tutto perfettamente funzionante e oltre le più rosee aspettative. La verità è però che si è chiesto un soccorso esperto, proprio di un maestro dei merger: Jeffrey Hedberg. Un manager non quotatissimo, a dire il vero ma che viene proprio da un’ esperienza di unificazione di due aziende telco.

Hedberg ha infatti guidato la fusione tra Mobilink e Warid nel mercato, non proprio prestigioso, del Pakistan. Altra situazione, altri fatturati e altri numeri ma evidentemente i vertici avevano bisogna di qualcuno con le idee già chiare.

Jazz Telecom PakistanLì in Pakistan il doppio brand è stato abbandonato in fretta. Nonostante i circa 50 milioni di clienti coinvolti, la società non ha avuto paura di proiettarsi nel mercato con un marchio tutto nuovo: Jazz, che oggi raccoglie tutte le attività, imponendosi come primo gestore mobile del Paese.

Potrebbe essere questo il futuro di Wind Tre spa?  Un futuro cambio nome? Presto per dirlo. Di sicuro, qualcosa, rispetto a quanto è stato prospettato in questi mesi. Non si cambia così un CEO di una grande azienda, a meno che non si voglia modificare repentinamente la rotta.

Lascia un tuo commento

Please enter your comment!
Please enter your name here