Nei giorni scorsi vi abbiamo riportato la notizia della semestrale Wind Tre. Come raccontato dal nuovo AD Jeffrey Hedberg la fusione tra i due operatori ha portato ad un miglioramento dei conti per i due azionisti. Ma non è oro tutto ciò che luccica. E se i vertici hanno voluto mostrare il massimo dell’ ottimismo sui dati, emerge in realtà una verità più severa. Nei primi sei mesi del 2017, Wind e 3, insieme, avrebbero perso un milione di clienti. Una grande fuga dalla joint venture. E in questo Speciale UpGo.news, vogliamo raccontarvi cosa sembra non essere andato per il meglio in questo matrimonio.

Wind Tre fuga
I dati della semestrale Wind Tre evidenziano un dato preoccupante: 1 milione di clienti persi. Segno che qualcosa non è andato per il verso giusto. E probabile motivo dell’ addio di Ibarra.

Già nel precedente Speciale abbiamo raccontato il caos dell’ integrazione reti. Il roaming, oggi disponibile anche in 4G per i clienti 3 per qualcuno causa più di problemi che di benefici. Ora non vogliamo fare i disfattisti. L’ unione tra Wind e 3 era e resta, in potenziale, un’ ondata d’ aria fresca per la telefonia italiana. Direttamente, perché mette a posto un po’ i conti di due realtà che separate, questo è evidente, non sarebbero riuscite ad affrontare le nuove sfide tecnologiche con il 4G e il futuro 5G (per non parlare della fibra) e indirettamente, perché il merger tra i due soggetti è la causa fondamentale dell’ entrata di Iliad nel nostro Paese (anche se dovremmo attendere ancora qualche mese per il lancio ufficiale).

Resta però il fatto che qualcosa, in Wind Tre, è andato storto. E in questi dati della semestrale ci sembra di leggere, con un po’ di malizia, il vero motivo dell’ uscita di Maximo Ibarra dalla società. Un addio repentino e sospetto che noi di UpGo.news abbiamo da subito raccontato come un possibile segnale di una società che stava rapidamente perdendo clienti.

E ne ha persi, come mai prima d’ ora. Ok i problemi copertura e integrazione network già citati, che noi continueremo su questo blog a raccontare con puntualità. Ma le vere cause di una massa così grande in fuga dai due brand sono probabilmente riassumibili in questi tre punti.

1) Rimodulazioni delle tariffe Wind Tre

Non piacciono mai a nessuno ma in questo caso sono state il vero colpo di grazia, forse in particolare per il brand 3. Ci capita spesso di segnalare nuove offerte del gestore ma ogni volta, i commenti sulla nostra community sono perlopiù sfiduciati. Il timore, rispetto a qualsiasi offerta, è che le carte in tavola possano essere cambiate all’ improvviso, magari in pieno vincolo. E che il cliente si ritrovi dall’ oggi al domani una tariffa quasi raddoppiata.

Probabile, a nostro parere, che in un processo così lungo e anche fin troppo lento, la scelta di cambiare i piani tariffari di moltissimi clienti sia arrivata troppo in fretta, dando il segnale che la fusione faceva rima con aumento netto dei prezzi. A fronte di zero vantaggi evidenti, almeno per il momento ed in particolare per i clienti Wind, l’ aumento delle tariffe è apparso a molti assolutamente ingiustificato.

2) Rete Vendita Wind Tre ancora divisa

A parte la prima convention unitaria, sull’ integrazione e la sinergia della rete vendita e quindi dei negozi, non abbiamo praticamente saputo più nulla. Giorni fa abbiamo citato il rumor sui negozi unici Wind Tre ma per il momento non si è visto nulla. Mentre sulle tariffe da rincarare si sono sbrigati, su questo punto si sta temporeggiando un po’ troppo causando un forte disorientamento ed un clima di incertezza in primis nei negozianti partner e di conseguenza sui clienti.

Avere rivenditori felici, certi del proprio futuro, è un elemento essenziale per il successo di una compagnia. E in questo caso, stando alle chiacchiere che spesso facciamo direttamente con i rivenditori, qui siamo davvero messi male.

Resteranno due brand? Per quanto? Continueranno a farsi concorrenza? In presenza di due negozi, uno Wind e uno 3, posizionati a distanza di pochi metri, cosa si farà? Continueranno ad esistere? Più di un anno e ancora risposte di rito, tutte molto vaghe. Non ci siamo.

3) La confusione del doppio brand

In pochi mesi abbiamo tutti capito quale sarà la differenza, anche nel futuro tra Tim e Kena Mobile. Ok la politica del doppio brand che oggi va tanto di moda ma bisogna farla bene. Ora non sappiamo cosa stiano combinando quelli del marketing e non è possibile sapere, fino alla fine, quali siano i reali equilibri e anche gli scontri tra quelli di Veon (ex Vimpelcom) e Hutchinson. Ma la verità è che nella storia del doppio brand, con target diversi, non ci ha capito niente nessuno.

Wind e 3 continuano a farsi concorrenza. Continuano ad uscire con tariffe spesso simili come se fossero partorite da diversi e indipendenti reparti. Insomma, la fusione poteva dare l’ idea di una realtà solida e leader. Al pari di Vodafone e Tim. Secondo noi, alla fine, all’ utente finale, Wind e 3, ancora così separate, continuano ad apparire cenerentole della telefonia ma con un antipatico rialzo delle tariffe (e qui torniamo al fondamentale punto 1 di questa analisi).

In teoria abbiamo più volte letto della vocazione di Wind verso le famiglie e di 3 verso i più giovani, i cosiddetti millenials. Ma noi che viviamo ogni giorno di tariffe telefoniche, non abbiamo ancora colto realmente questa distinzione. E se non è chiara a noi, figuriamoci all’ utente “normale“.

Grazie per aver seguito questo lungo speciale dedicato ai dati Wind Tre in questo primo semestre. Ci auguriamo di commentare in futuro numeri realmente più positivi. Per il momento da qui è tutto. Chiudiamo questo speciale invitandovi come sempre a seguire le nostre news unendovi alla nostra community Facebook.

1 commento

  1. Questa è la classica dimostrazione delle cose fatte all’italiana. Poche idee e tutte confuse, gestione incompetente del passaggio a livello di gestione e marketing e incompetenza tecnica nel gestire le infrastrutture, chi è causa del suo mal pianga se stesso, ma anche qui a piangere saranno solo i clienti e i rivenditori che con Wind e 3 ci lavorano, i dirigenti e i manager cadono sempre in piedi e magari anche con mega bonus di uscita. Vedi famose banche semi fallite. Una storia sempre italiana.

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