Notizia bomba arrivata poche ore fa e che riguarda direttamente Wind Tre e la sua proprietà. A distanza di un anno e mezzo dall’ufficializzazione della fusione, cambia tutto. E Wind Tre spa, oggi, diventa totalmente di proprietà di 3. Ovvero di Hutchison Whampoa, i soci cinesi fondatori del brand 3, oggi presenti in diversi Paesi.

Boom Wind Tre
Wind Tre, notizia bomba. Ora la compagnia è tutta dei proprietari di 3. Ecco come la fusione è diventata un’incorporazione di Wind in 3.

Crolla quindi l’equilibrio, molto complicato, della grande società a controllo paritetico. Al momento della fusione infatti, Wind Tre è diventato un matrimonio perfetto con i due vecchi proprietari di Wind e di 3 che controllavano ognuno il 50% del nuovo gigante. Un’armonia difficile scricchiolata in più occasioni, vista l’enorme differenza di vedute dei due gruppi e gli interessi, non sempre convergenti.

I russi di Vimpelcom, nel frattempo divenuta VEON, hanno portato in eredità la parte più ricca di clienti ma anche la più indebitata, ovvero Wind. Veon però ha sempre avuto limitati interessi nel mercato dell’Europa Occidentale, forse anche troppo avanzato ed eccessivamente concorrenziale. I russi infatti fanno affari d’oro, oltre che in patria, soprattutto in mercati emergenti. Ed infatti, dalla vendita della loro quota di Wind Tre, faranno un gruzzoletto che gli servirà per fare nuovi affari telco in Bangladesh e Pakistan.

Veon (Wind) ha ceduto le proprie quote a 3 (Hutchison) per un valore di circa 2,5 miliardi di euro. Ed era già noto da mesi che questa sarebbe stata il possibile epilogo del processo di fusione Wind Tre, visto che tra i due soci, gli unici ad avere soldi in portafoglio, era i cinesi di 3.

3, ovvero Hutchison, sembra quindi non avere problemi di liquidità ed è da sempre fortemente gelosa delle proprie presenze in Europa, con il marchio 3. Se guardiamo alla storia di Hutchison, vediamo che 3 è sempre stato (tranne che in Australia) il marchio che ha acquisito ed è sopravvissuto ai processi di merging. Forti ovviamente del robusto sostegno finanziario made in China.

Insomma, da oggi Wind Tre, è praticamente la nuova 3, controllata al 100% dai vecchi proprietari di quello che fu il quarto gestore italiano e che oggi, grazie al breve matrimonio, è l’operatore numero uno in Italia per numero di clienti.

La questione brand

Ovviamente nulla cambierà, almeno nel breve periodo. Nel senso che in Italia, Wind e 3 continueranno a seguire la strategia del doppio brand per un’unica compagnia. Ma entrambi i marchi saranno in mano agli storici proprietari di 3. Ed è quindi la fine definitiva dell’indipendenza arancione.

Ci sta che si andrà rafforzando una politica di maggiore distinzione, con Wind sempre più marchio low cost (ai piani alti lo chiamano il brand “smart value for money) e 3 quello di riferimento per l’utenza, diciamo così, premium.

Uno schema che nel tempo assomiglierà sempre di più a quello adottato dagli altri attori, Tim con Kena e Vodafone con Ho.

Un brand principale ed uno minore, messo lì a cogliere le opportunità (o a contenere i danni) della nuova ondata di prezzi low cost. Sfida accesa dai francesi di Iliad e che sta cambiando proprio in questi giorni le politiche dei prezzi delle compagnie.

Addio Wind?

È un po’ un addio soft a Wind, marchio del quale abbiamo giorni fa celebrato la storia qui su UpGo.news. Alla fine, seppur a distanza di un anno e mezzo, questa fusione è diventata un’acquisizione da parte di 3 dell’intera compagnia Wind che, come detto, continuerà ad esistere come marchio dedicato alla fascia di mercato più sensibile al prezzo.

Ma alla fine, è una buona o una cattiva notizia? Qui su UpGo.news ne abbiamo parlato in più occasioni. L’idea del controllo 50 e 50 ci aveva sempre suscitato qualche dubbio, sopratutto, come detto, per la distanza di obiettivi tra russi e cinesi. Incertezze nelle società di controllo, provocano irrimediabilmente problemi anche alle compagnie. Basta guardare TIM, preda di francesi e americani e gestita da troppo tempo in maniera incerta.

Wind Tre, in mano ad un solo socio che nelle telecomunicazioni crede e vuole investire, potrà rafforzare la propria leadership e continuare a doppia velocità nel complicato e ancora lungo processo di integrazione. E magari rispondere, sarebbe il caso in maniera più adeguata, alla sfida lanciata da Iliad.

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