Brand secondari e MVNO

Kena Mobile e Ho Mobile fanno bene al mercato o rischiano di soffocare un segmento importantissimo come quello dei veri operatori virtuali indipendenti? E’ corretta la politica delle telco di sfornare brand secondari?

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Kena Mobile e Ho Mobile sono i due operatori virtuali più chiacchierati del momento. I due operatori virtuali ormai capitalizzano la fetta più ampia del delicato mercato degli MVNO. Eppure, dietro i due brand nuovi di zecca, ci sono telco ben note e da sempre protagoniste del mercato della telefonia italiana: Tim e Vodafone. La moda quindi del brand numero due, sta soffocando, numeri alla mano, un mercato che in Italia ha già diverse difficoltà: quello appunto, dei virtuali. Quelli veri.

Loghi operatori e brand secondari
Operatori reali e operatori virtuali. Ecco come sta cambiando il mercato con l’arrivo dei brand due. Ma c’ è chi pone un problema di trasparenza e reale concorrenza.

Quando in Italia si iniziò ad immaginare l’apertura del settore agli MVNO (siamo stati tra gli ultimi Paesi europei ad introdurli) si immaginava tutt’altro sviluppo. Gli MVNO avrebbero dovuto aprire il mercato, acquistando, privi di rete, le risorse necessarie per operare dai gestori dotati di infrastruttura. I virtuali, ovviamente, dovrebbero giocare sul prezzo all’ingrosso, operando in maniera autonoma negli altri anelli della complessa macchina della telefonia.

Marketing, customer care, servizi a valore aggiunto. Gli MVNO potrebbero – nella teoria – offrire servizi competitivi grazie a strutture più snelle e vicine al cliente. Portando, questo è il fine, maggiore concorrenza nel mercato, a vantaggio dei consumatori finali.

Ecco che, se il senso degli MVNO è questo, la strategia del brand numero due, perseguita da TIM e Vodafone è forse ostacolante all’entrata sul mercato di nuovi soggetti. E probabilmente, il fine dei due big è proprio questo.

Come abbiamo detto in post precedenti, Tim e Vodafone hanno creato due compagnie alternative, di loro proprietà, per far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta.

Magari, contando sul fatto, che non tutti i clienti, sono oggi in grado di distinguere immediatamente la proprietà effettiva di ciascun brand. Può capitare quindi che un cliente deluso da Vodafone, scelga di passare a Ho Mobile così come un cliente scontento della copertura di Tim, scelga di passare a Kena. Non rendendosi conto di aver cambiato operatore, senza davvero averlo fatto.

È quindi davvero trasparente questa tattica?

Non possiamo certo dirlo noi. Sicuro è che, quello che abbiamo notato in questi ultimi mesi è una maggiore confusione nel settore. Le compagnie si sono moltiplicate e attorno all’unico vero esordio sul mercato, ovvero Iliad, sono nati due soggetti nuovi in realtà già presenti da sempre.

Kena Mobile è un altro modo di chiamare Tim. E per Vodafone la cosa è ancora più evidente, visto che come abbiamo analizzato già, il brand Ho Mobile commercializza delle sim ESP, con numero ICCID Vodafone che usano ovviamente la rete Vodafone. Insomma, quelli di HO sono delle sim Vodafone a tutti gli effetti, con un logo diverso sopra e una tariffa speciale.

È corretto quindi definire Ho Mobile una nuova compagnia telefonica? E soprattutto, Kena e Ho, non rischiano di rubare spazio ai veri MVNO, indipendenti ed in reale concorrenza con gli operatori telefonici “reali”?

Il percorso inverso di Wind Tre

In questo senso più coerente, la scelta di Wind Tre di mantenere brand distinti all’indomani del grande matrimonio. A seguito della fusione, la proprietà ha scelto di far sopravvivere i due marchi storici, salvaguardandone i valori, la base clienti e creando sinergia tra due gestori che in qualche modo sono diventati complementari, appartenendo alla stessa famiglia.

Wind ha quindi approfondito la propria mission di sempre, divenendo sempre di più il marchio smart value for money. Con tariffe concorrenziali, rivolte al mercato delle famiglie.
3 si è invece ancora di più dedicata alle soluzioni innovative e alle soluzioni di connettività ultra-veloci, con un mercato che vede sempre più protagonista lo standard 4G+ e guarda al futuro prossimo del 5G.

Distinti, complementari ma sinergici. E così Wind Tre, nel migliorare il posizionamento dei propri i brand ha comunque approfittato delle opportunità della fusione. Oggi Wind Tre ha accesso una rete unica, più moderna ed efficiente in diverse città italiane. Un percorso che sarà definitivamente completato nel 2020.

Insomma, una strada chiara e forse, senza troppi trucchi e inganni. Senza la necessità di inventarsi, da zero, una cosa che vuole sembrare una compagnia telefonica nuova, dalla reputazione immacolata ma che invece altro non è che una maschera. Un barbatrucco ingegnoso per cancellare un passato non proprio all’insegna della trasparenza.

Fabrizio Giancaterini è il fondatore di UpGo.news e CEO di UpGo.it SRL. E' un imprenditore digitale e consulente sui temi del blogging e della comunicazione online. Cura contenuti per UpGo.news e progetta il calendario editoriale del sito, sulla base dei trend e degli interessi dei lettori.

4 commenti

  1. Ho provato ormai tutti gli MVNO e alla fine CoopVoce non ha concorrenti. Contratto abbastanza trasparente (concetto che non appartiene certo ai fornitori classici) e soprattutto senza sorprese. D’altra parte solo a titolo di esempio pensando a vodafone: come può HO regalare ciò che Vodafone fa pagare profumatamente? Peggio è x kena vs Tim che ha fatto scuola di non trasparenza. Ora comunque c’è ILIAD che funziona ottimamente e ha già provocato una vera rivoluzione.

  2. C’è aria di chiusura anche per CoopVoce quindi di concorrenti ne ha anche troppi mi domando dove emigrerai dopo, e Iliad non è quella meraviglia che vogliono fare credere.Io avevo 2 sim Iliad, una l’ho già mollata per Ho sperando non rimoduli stile Vodafone. Per Iliad c’è bisogno di tempo copertura discreta ma dati pessimi e sopratutto incostanti o va a razzo o zero assoluto. Insomma come ho detto hanno bisogno di tempo sono già partiti fin troppo bene.

  3. Due commenti niente male. Innanzitutto, Ho non regala, ma offre il piatto in maniera trasparente e reale. Se non sbaglio velocità a 300 Mbs anzichè a 600, come Madre Vodafone. Per Iliad, da quello che leggo in giro, deve essere vero, ma c’è un dato da valutare: dove le antenne sono accese, tutto ok, ma ci sono zone dove i permessi devono probabilmente ancora ottenere il “nulla osta” per essere attivate, le antenne, dopo che l’ARPE avrà fatto i suoi dovuti controlli. Iliad è una azienda giovane ed avrà bisogno del suo tempo. In tutti i casi in bocca al lupo. Per quanto riguarda il mio personale pensiero, quando spendo, mi piace farlo, possibilmente, sempre sulla qualità. Prima di avere Vodafone ho avuto Tim prima e wind poi. Se però Wind, non mi avesse deluso nel tempo, non l’avrei lasciata per migrare su Vodafone dove mi trovo da Dio e non torno assolutamente indietro. C’è da sottolineare che ne tim ne wind, nel tempo hanno, per le mie zone, migliorato la copertura. Solo wind ha migliorato in un punto, ma non è servito a nulla. Vodafone rimane regina indiscussa in tutto. Non torno indietro. Anche in Europa, 4 G. Per quanto riguarda le MVNO Coopvoce e PosteMobile, operano su Tim e wind, come anche Kena Mobile su Tim. Oer i miei gusti, niente MVNO. Per pagare meno, qualcosa hai anche di meno. No, grazie. Se devo pagare di meno allora mi muovo solo con la portabilità, ma solo per tornare in Vodafone, eventualmente, anche perchè è la prima che ha investito sul 5 G. Mica chiacchiere!!

  4. I gestori virtuali sono una moda e una necessità per via dei loro prezzi stracciati. Sono cliente Ho Mobile passato da TIM: insomma è tutto un altro pianeta. Nonostante si appoggi su rete Vodafone, spesso dove quest’ultima riesce a dare un buon collegamento dati, Ho Mobile manco si aggancia. Per non parlare poi della velocità della rete, mediamente attorno ai 2 – 3 MBit. Con TIM 30 – 40 – 50 e oltre MBit erano una normalità; certo! costava più del doppio. Per non parlare delle nuove reti 5G che i gestori virtuali non vedranno mai.
    Quando ci stuferemo di usare il telefono “così male” i gestori classici torneranno ad avere clienti.

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