Quelli di Nperf nelle scorse ore hanno rilasciato un altro bollettino destinato a far discutere. A distanza di alcuni giorni dalla classifica relativa alla telefonia mobile (e che decretava Iliad, dopo un solo mese di osservazione, come rete più lenta del Paese), tocca questa volta alla telefonia fissa. Messa tutta in un unico calderone, a quanto pare, con ADSL, nuovi contratti (ma anche vecchissimi) e fibra ultra veloce. Dalla classifica diramata da NPerf ne esce la conferma di una regina assoluta della qualità: Vodafone.

Vodafone logo in fiamme
NPerf conferma Vodafone rete mobile più veloce d’Italia. Ma il report fa discutere. Nel frattempo si chiude il caso Netflix – Iliad.

L’operatore si conferma quindi numero uno per quanto riguarda la velocità media in download, su un test che ha coinvolto oltre 255 mila persone. L’analisi fa emergere inoltre un dato decisamente meno scontato: la latenza più bassa (dato importantissimo per stabilire i tempi di attesa, e quindi la velocità della propria connessione) è registrata dal piccolo operatore Eolo.

La società di Busto Arsizio, nata originariamente con il nome di NGI offre servizi di internet a banda larga senza linea fissa.

Tariffa Migliore Oggi

Maglia nera invece a TIM. Un dato che in effetti mette in discussione l’affidabilità dell’intera analisi compiuta da NPerf, come del resto era stata messa in discussione quella relativa alla telefonia mobile. I dati di NPerf raccoglierebbero infatti dati senza alcuna distinzione, mischiando quindi diverse tecnologie e contratti. Una superficialità nella raccolta che paga TIM, più degli altri, avendo ancora in pancia, come ex monopolista, contratti vecchi con connessioni molto lente.

Resta il fatto che il tema della velocità e delle prestazioni è sempre più sentito. Tanto più in un contesto nel quale i gestori vogliono cercare il più possibile di affrancarsi dalla sanguinaria guerra dei prezzi, cercando di spostare l’ago della bilancia anche sulla qualità dei servizi offerti. Cosa che da sempre, prova a fare Vodafone, anche con una discreta riuscita.

E in questo scenario, assumono sempre maggior rilevanza questi osservatori. Aziende private che per le ragioni più disparate raccolgono e diffondono dati che rischiano di avere un peso enorme per l’immagine delle compagnie di telecomunicazioni.

Proprio in questi giorni si è chiuso il caso emblematico, trascinato addirittura in tribunale, di Iliad contro Netflix. Anche Netflix infatti, come NPerf, diffonde un bollettino sulla velocità degli internet service provider. Un documento dal quale emergeva la lentezza della rete Iliad francese (che in patria commercializza col nome Free Mobile). Ecco che Xavier Niel decise di denunciare il colosso del video streaming poiché il bollettino – secondo alcuni – era un modo di Netflix per forzare accordi commerciali con le compagnie (Free era l’unico grande operatore francese a non avere accordi diretti con Netflix). Alla fine l’interconnessione tra Free Mobile – Iliad e Netflix è arrivata e la denuncia è stata di conseguenza ritirata.

Insomma, il tema della velocità delle reti è interessante e strategico ma al contempo stracolmo di conflitti d’interesse e report sbrigativi pubblicati con eccessiva leggerezza.

Resta il fatto che questa ennesima conferma, rafforza l’immagine di Vodafone che evidentemente sulla rete ha investito bene, intravedendo la possibilità di intercettare un mercato nuovo e per niente di nicchia: quello di chi è disposto anche a spendere il doppio, a patto di avere garantita la piena qualità delle reti.

E quelle di Vodafone, a quanto pare, sono delle vere e proprie autostrade, sia sul fisso che sul mobile. Tanto che in Vodafone, ne sono talmente gelosi che hanno scelto alla fine di costringere i clienti del loro second brand a viaggiare con il freno tirato.

La qualità della rete Vodafone resterà quindi appannaggio dei clienti Vodafone. Per quelli di Ho, altro marchio di casa, si va a 30mbps massimo, sempre sulla stessa rete. Il messaggio è chiaro: la qualità si paga. Soprattutto in questo momento, nel quale le compagnie sono costrette a guardare le disponibilità in cassa, in vista degli enormi investimenti da fare per costruire le nuove reti 5G.

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