Kena Mobile e Ho Mobile sono i due operatori virtuali più chiacchierati del momento. Dati ancora non ce ne sono ma probabilmente, nei prossimi mesi, i due nuovi operatori mobili MVNO, andranno a conquistare la più ampia fetta nel mercato dei virtuali. Eppure, dietro i due brand nuovi di zecca, ci sono telco ben note e da sempre protagoniste del mercato della telefonia italiana: Tim e Vodafone. La moda quindi del brand numero due, soffocherà nei prossimi mesi un mercato che in Italia ha già diverse difficoltà: quello appunto, dei virtuali. Quelli veri.

Loghi operatori e brand secondari
Operatori reali e operatori virtuali. Ecco come sta cambiando il mercato con l’arrivo dei brand due. Ma c’ è chi pone un problema di trasparenza e reale concorrenza.

Quando in Italia si iniziò ad immaginare l’apertura del settore agli MVNO (siamo stati tra gli ultimi Paesi europei ad introdurli) si immaginava tutt’altro sviluppo. Gli MVNO avrebbero dovuto aprire il mercato, acquistando, privi di rete, le risorse necessarie per operare dai gestori dotati di infrastruttura. I virtuali, ovviamente, dovrebbero giocare sul prezzo all’ingrosso, operando in maniera autonoma negli altri anelli della complessa macchina della telefonia.

Marketing, customer care, servizi a valore aggiunto. Gli MVNO potrebbero – nella teoria – offrire servizi competitivi grazie a strutture più snelle e vicine al cliente. Portando, questo è il fine, maggiore concorrenza nel mercato, a vantaggio dei consumatori finali.

Ecco che, se il senso degli MVNO è questo, la strategia del brand numero due, perseguita da TIM e Vodafone è forse ostacolante all’entrata sul mercato di nuovi soggetti. E probabilmente, il fine dei due big è proprio questo.

Come abbiamo detto in post precedenti, Tim e Vodafone hanno creato due compagnie alternative, di loro proprietà, per far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta. Magari, contando sul fatto, che non tutti i clienti, sono oggi in grado di distinguere immediatamente la proprietà di ciascun brand. Può capitare quindi che un cliente deluso da Vodafone, scelga di passare a Ho Mobile così come un cliente scontento della copertura di Tim, scelga di passare a Kena. Non rendendosi conto di aver cambiato operatore, senza davvero averlo fatto.

È quindi davvero trasparente questa tattica?

Non possiamo certo dirlo noi. Sicuro è che, quello che abbiamo notato in questi ultimi mesi è una maggiore confusione nel settore. Le compagnie si sono moltiplicate e attorno all’unico vero esordio sul mercato, ovvero Iliad, sono nati due soggetti nuovi in realtà già presenti da sempre.

Kena Mobile è un altro modo di chiamare Tim. E per Vodafone la cosa è ancora più evidente, visto che come abbiamo analizzato già, il brand Ho Mobile commercializza delle sim ESP, con numero ICCID Vodafone che usano ovviamente la rete Vodafone. Insomma, quelli di HO sono delle sim Vodafone a tutti gli effetti, con un logo diverso sopra e una tariffa speciale.

È corretto quindi definire Ho Mobile una nuova compagnia telefonica? E soprattutto, Kena e Ho, non rischiano di rubare spazio ai veri MVNO, indipendenti ed in reale concorrenza con gli operatori telefonici “reali”?

Il percorso inverso di Wind Tre

In questo senso più coerente, la scelta di Wind Tre di mantenere brand distinti all’indomani del grande matrimonio. A seguito della fusione, i soci (oggi Veon è in procinto di uscire dalla joint venture) hanno deciso di far sopravvivere i due marchi storici, salvaguardandone i valori, la base clienti e creando sinergia tra due gestori che in qualche modo sono diventati complementari, appartenendo alla stessa famiglia.

Wind ha quindi approfondito la propria mission di sempre, divenendo sempre di più il marchio smart value for money. Con tariffe concorrenziali, rivolte al mercato delle famiglie.
3 si è invece ancora di più dedicata alle soluzioni innovative e alle soluzioni di connettività ultra-veloci, con un mercato che vede sempre più protagonista lo standard 4G+ e guarda al futuro prossimo del 5G.

Distinti, complementari ma sinergici. E così Wind Tre, nel migliorare il posizionamento dei propri i brand ha comunque approfittato delle opportunità della fusione. Oggi Wind Tre ha accesso una rete unica, più moderna ed efficiente in diverse città italiane. Un percorso che proseguirà per tutto il 2018 e il 2019.

Insomma, una strada chiara e forse, senza troppi trucchi e inganni. Senza la necessità di inventarsi, da zero, una cosa che vuole sembrare una compagnia telefonica nuova, dalla reputazione immacolata ma che invece altro non è che una maschera. Un barbatrucco ingegnoso per cancellare un passato non proprio all’insegna della trasparenza.

2 commenti

  1. Ho provato ormai tutti gli MVNO e alla fine CoopVoce non ha concorrenti. Contratto abbastanza trasparente (concetto che non appartiene certo ai fornitori classici) e soprattutto senza sorprese. D’altra parte solo a titolo di esempio pensando a vodafone: come può HO regalare ciò che Vodafone fa pagare profumatamente? Peggio è x kena vs Tim che ha fatto scuola di non trasparenza. Ora comunque c’è ILIAD che funziona ottimamente e ha già provocato una vera rivoluzione.

  2. C’è aria di chiusura anche per CoopVoce quindi di concorrenti ne ha anche troppi mi domando dove emigrerai dopo, e Iliad non è quella meraviglia che vogliono fare credere.Io avevo 2 sim Iliad, una l’ho già mollata per Ho sperando non rimoduli stile Vodafone. Per Iliad c’è bisogno di tempo copertura discreta ma dati pessimi e sopratutto incostanti o va a razzo o zero assoluto. Insomma come ho detto hanno bisogno di tempo sono già partiti fin troppo bene.

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