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Telegram: la piattaforma di Durov contro il regime di Putin

Logo di Telegram e figura di Putin

Chi ci segue da tempo sa quanto crediamo in Telegram, nella sua potenza comunicativa e nelle discussioni che si creano intorno ai nostri canali che seguiamo giornalmente con molta cura. Non tutti gli utenti di Telegram sanno però che questa piattaforma è stata inventata nel 2013 da due fratelli russi: Pavel e Nikolai Durov. In questo tragico periodo che l’Europa sta attraversando, a causa della guerra in Ucraina, la storia dei fratelli Durov e della loro opposizione a Putin è tornata sotto i riflettori e in questo post la vogliamo ripercorrere per i lettori di UpGo.

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Cos’è Telegram?

Innanzitutto, per chi non lo sapesse, spieghiamo brevemente cos’è Telegram. Stiamo parlando di un’app di messaggistica istantanea al pari della ben più utilizzata Whatsapp. Questa consente di inviare quindi messaggi di testo, immagini, audio e file vari ai propri contatti (se anch’essi utilizzano l’app). Una delle funzione che caratterizza Telegram, e lo differenzia dal rivale targato Zuckerberg, è la possibilità di creare dei canali in cui instaurare una comunicazione unidirezionale, dove creare delle discussioni, fare dei sondaggi o dei quiz. Ma detto questo cosa c’entra un’app di messaggistica istantanea con la Russia, con Putin e con la guerra in Ucraina? Ve lo raccontiamo nel prossimo paragrafo.

I fratelli Durov: storia di una ribellione

Pavel Durov fondatore di Telegram

Forse non tutti sanno che Pavel Durov assieme al fratello Nikolai, matematico e genio della programmazione, nel 2006 fondò nel suo paese, la Russia appunto, VKontakte (che in russo suona come “stare in contatto”), una specie di Facebook che ancora oggi è molto diffuso. I primi tempi andarono più che bene e in un breve periodo Durov divenne un nerd miliardario, felice e senza troppi problemi. Nel 2013 però il FSB (acronimo di Servizio Federale per la Sicurezza della Federazione Russa) impose a Pavel Durov di chiudere i gruppi che usavano il suo social per organizzare marce di protesta a Mosca e a Kiev. Inoltre, sempre in quel periodo, le autorità gli chiesero anche di passargli tutti i dati di questi utenti che protestavano. Ovviamente lui si rifiutò e dopo qualche tempo, quasi nello stesso periodo della guerra nel Donbass e l’annessione della Crimea, la sua azienda subì una scalata da parte dell’oligarca Alisher Usmanov, un grande alleato e sostenitore di Putin. A questo punto una società riconducibile a Gazprom prese il completo controllo di VKontakte e a Durov non rimase che vendere tutto e lasciare la Russia.
Da questo periodo in poi, divenuto prima cittadino francese, e poi trasferitosi a Dubai, che Pavel, sempre assieme a suo fratello Nikolai, diede vita a Telegram, l’applicazione di messaggistica istantanea che conosciamo oggi e che mette la riservatezza prima di tutto.

Telegram e la guerra in russia

In molti, visto l’attuale situazione, hanno definito Telegram come “lo strumento senza il quale la guerra in Ucraina non potrebbe essere raccontata”. Lo utilizzano i giornalisti, lo usa Zelensky quotidianamente per incitare alla resistenza, lo usano gli ucraini per contattare i propri parenti e con il resto del mondo, lo usa il popolo russo per avere informazioni veritiere su quanto sta succedendo (non distorte dalla propaganda), insomma Telegram sembra essere diventato il mezzo di comunicazione per chi vuole davvero conoscere cosa sta succedendo in questi giorni di conflitto. 

Una sorta di vendetta quindi, che Durov si sta godendo nei confronti della Russia e di Vladimir Putin. Ovviamente va tutto sempre bilanciato e se è vero che Telegram tende ad essere il baluardo dell’informazione libera (niente pubblicità, niente algoritmi che lo guidano, canali gestiti da privati), può diventare anche un mezzo di “disinformazione libera”.

Proprio per questo, dopo pochi giorni dall’invasione russa in Ucraina, lo stesso Durov ha dichiarato di aver pensato di chiudere Telegram sia in Russia che in Ucraina, temendo la possibilità di disinformazione e propaganda pro-russa che si sarebbe potuta diffondere sui vari canali. Questa cosa non si è poi verificata, anzi, la massiccia presenza di canali controllati dal regime russo per diffondere fake news, sta aumentando enormemente il traffico delle chat facendo guadagnare ancora più soldi a Durov e alla sua azienda.

Proprio tramite la sua piattaforma, Durov ha ricordato le origini ucraine di una parte della sua famiglia (il cognome di sua madre da nubile era infatti Ivanenko) e ha sottolineato come la tragedia della guerra in Ucraina sia un fatto personale sia per lui che per Telegram.

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